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Cronaca

Braccianti prima sfruttati poi accusati di diffamazione, presidio davanti al tribunale

Gli attivisti del Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia hanno manifestato ieri davanti al tribunale di Alessandria mentre era in corso la prima udienza, sezione civile, a seguito della denuncia di due imprenditori che chiedono un risarcimento milionario per danni morali e materiali ai braccianti che scioperarono contro lo sfruttamento. Per lo sfruttamento gli imprenditori patteggiarono la pena ad un anno e 7 mesi
CRONACA – Chiedono danni “morali e materiali” per oltre un milione e mezzo di euro i titolari dell'azienda agricola Bruno e Mauro Lazzaro a ventisei tra braccianti, militanti e sindacalisti del Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia che nell'estate 2012 protestarono, con uno sciopero ed un presidio, contro le condizioni di lavoro.
Della vicenda era finita su giornali e tv nazionali e locali, che diedero voce alla protesta dei braccianti sottoposti a condizioni di lavoro ai limiti dello sfruttamento, con salari di pochi euro all'ora, costretti a dissetarsi con l'acqua per l'irrigazione e portarsi il cibo da casa, che consumavano sotto il sole o in locali inadeguati. Per quella vicenda i Lazzaro patteggiarono una pena di un anno e 7 mesi.
Ora sono i due imprenditori a trascinare davanti al tribunale civile i braccianti e i manifestanti, accusati di aver provocato, attraverso la diffusione di un filmato dal titolo “schiavi mai”, danni morali e materiali all'azienda. Ieri, presso la sezione civile del tribunale, si è tenuta la prima udienza, accompagnata da un presidio di manifestanti, davanti alla sede di corso Crimea.
La difesa, sostenuta dagli avvocati Vitale e D'Amico, in fase di costituzione del processo, ha sollevato due questioni preliminari: la prescrizione dei termini per il risarcimento e la “lite temeraria” ossia (dal web) “un'azione legale o resistenza ad essa esperite con malafede e colpa grave, ossia con consapevolezza del proprio torto o con intenti dilatori o defatigatori”. La prossima udienza è fissata per il 23 maggio.
Al di là delle questioni meramente tecnico-giuridiche, gli attivisti del Presidio, che ieri hanno manifestato pacificamente davanti al tribunale, sottolineano come “la vicenda Lazzaro sia solo la punta dell'iceberg. Rosarno è ovunque, anche nel ricco nord”. Recentemente sono anche altre le situazioni di sfruttamento della manodopera venute alla luce, a seguito di indagini da parte della guardia di finanza e dei carabinieri dell'ispettorato del lavoro, a Sale, Isola Sant'Antonio, a Guazzora, ad Alessandria.
“A fronte delle politiche leghiste per cui il sindaco di Alessandria dichiara che tali situazioni sarebbero figlie dell'immigrazione incontrollata, ribadiamo invece con forza che i responsabili di questo sistema di sfruttamento sono le azienda che utilizzano tali metodi, nonché la grande distribuzione che da esse si rifornisce e, non da ultimo, tutti i partiti che costruiscono campagne elettorali sulla sicurezza,gridando all'invasione ma creando di fatto, con le loro leggi repressive, quali il decreto Salvini, una situazione di estrema fragilità, in cui aggredire i più deboli e legittimare lo sfruttamento che fingono di combattere. E la criminalità organizzata ringrazia”.
17/01/2019
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