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Cronaca

Moglie e amici portavano avanti l'attività del "boss"

I retroscena dell'arresto della moglie di Domenico Dattola e del gruppo di collaboratori. Per convincere i debitori a saldare il "dovuto" usavano anche manganelli. Resta sotto sequestro la pizzeria "Bandiera"
CRONACA – Altri due arresti nell'ambito dell'operazione Monopoli, condotta dai carabinieri di Novi Ligure e dalla guardia di finanza, che lo scorso dicembre aveva portato in carcere Domenico Dattola, 48 anni di Novi Ligure.
Le manette sono scattate ieri ai polsi di Carmen Domenica Scaffini, 41 anni di Novi, moglie di Dattola e di Salvatore Romano, 43 anni di Novi, dipendente di una delle attività della coppia. Nei confronti di un 21enne di Ovada è stata predisposta invece la misura cautelare dell'obbligo di firma.
Alla donna e a Romano sono contestati i reati di estorsione e lesioni. Per Scaffini si aggiunge anche lo spaccio di sostanze stupefacenti. Al momento della perquisizione, nell'abitazione i carabinieri hanno infatti sequestrato 750 grammi di marijuana.
Secondo gli inquirenti, la donna (foto in basso a destra, tratta da Facebook), dopo l'arresto del marito, per nulla intimorita dalle indagini ancora in corso, aveva proseguito l'attività di Dattola, su tutti i fronti. Non solo gestiva di fatto la pizzeria "Bandiera", oggi ancora sotto sequestro. Pochi giorni dopo l'arresto, avvalendosi dell'aiuto di Romano, si era recata da un debitore per riscuotere una somma che, a loro avviso, le era dovuta.
Per “convincerlo” a saldare il debito, si era avvalsa di un manganello in acciaio, la cui detenzione è vietata. Sempre secondo le indagini coordinate dalla procura della Repubblica di Alessandria, era inoltre in trattativa per rilevare un altro locale in zona.
Fin dal primo filone d'inchiesta era emerso come Dattola gestisse, direttamente o attraverso prestanomi, una serie di locali nell'ambito della ristorazione locale, ben avviati, che servivano anche da copertura per attività illecite, come lo spaccio di sostanze stupefacenti. Per riscuotere i crediti, il 48enne novese non esitava ad utilizzare le maniere forti, agendo in prima persona.
Il procuratore generale Enrico Ciceri e il comandante provinciale dell'Arma Michele Lorusso hanno sottolineato l'importanza dell'operazione che ha portato alla luce l'esistenza di una “struttura organizzativa familiare sul territorio che utilizza modalità note” tipiche della criminalità organizzata. Questa indagine rappresenta quindi “una prima fase” per arrivare a comprendere le modalità di infiltrazione su territorio.
“Gli interessi in campo – ha aggiunto il comandante Lorusso – sono forse anche più ampi di quelli che siamo riusciti a documentare fino ad oggi. Il contesto territoriale in cui si svolgono i fatti è una zona di cerniera tra Liguria e Piemonte. L'inchiesta ci consente di comprendere meglio certi fenomeni”. L'indagine quindi prosegue.
Qui il video dell'operazione

 
21/02/2019
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