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Cinema

Il senso di Faletti per il noir nel corto 'La ricetta della mamma'

Intervista a Roberta Bellesini Faletti, moglie di Giorgio. Libro e cortometraggio per un inedito thriller dalle sfumature ironiche: "Tutto calato nell’atmosfera della vita di provincia abituata a guardare dal buco della serratura"
CINEMA - Roberta Bellesini Faletti è una donna grintosa e creativa: quando, a distanza di anni, ha ritrovato tra i lavori di Giorgio il racconto La ricetta della mamma, superata l’emozione ha iniziato a pensare alla possibilità che quella storia diventasse un film.
Oggi l’idea si è trasformata in realtà: La ricetta della mamma ha preso forma in un libro, pubblicato il 6 dicembre scorso per la casa editrice La nave di Teseo, e un cortometraggio prodotto dalla stessa Bellesini per la regia di Dario Piana, protagonisti gli attori Giulio Berruti e Andrea Bosca.
Il film verrà presentato in anteprima nazionale questa sera, 15 dicembre, nel corso della serata conclusiva dell’Asti Film Festival.
Roberta ci racconta, tra ricordi e progetti per il futuro, com’è arrivata a questo importante traguardo.

Com'è nato La ricetta della mamma, libro e cortometraggio?
Il racconto è stato scritto nel 2006 per una raccolta con altri autori, uscito in un’edizione editoriale in abbonamento. Poi quando stavamo lavorando alle riprese del cortometraggio, a fine ottobre scorso, abbiamo iniziato a ragionare sul fatto che il progetto sarebbe stato completo se avessimo anche pubblicato il racconto originale da cui è stata tratta la sceneggiatura appunto del corto. Quindi è stato recuperato il racconto e pubblicato.

Che cosa racconta e qual è lo stile di questo racconto breve?
Il killer Mico Torre deve uccidere un testimone prima che possa deporre a un processo. Pianifica l’assassinio con cura e sceglie l’appartamento di un playboy Lanfranco Giussani come postazione da cecchino, essendo di fronte all’ingresso tribunale. Ma qualcosa andrà storto.
L’impronta è quella del thriller ma è molto forte anche la componente ironica, il tutto calato nell’atmosfera della vita di provincia abituata a guardare dal buco della serratura.

Da cosa scaturisce la passione di Giorgio per la letteratura gialla e noir?
Giorgio è stato soprattutto un grande lettore: iniziò da ragazzino ad appassionarsi alla lettura hard-boiled di Raymond Chandler e Mickey Spillane, per arrivare parecchi anni dopo a Jeffery Deaver e Michael Connelly.
Poi, a un certo punto ha deciso di scrivere il libro che gli sarebbe piaciuto leggere. Ed è nato Io uccido!

Ne La ricetta della mamma il riferimento al cibo è evidente sin dal titolo: Giorgio è stato un grande scrittore, ma come se la cavava in cucina?
Era molto creativo anche in cucina, sapeva abbinare ingredienti in maniera fantasiosa ma sempre azzeccata e poi aveva una grande conoscenza e una grande capacità di utilizzo delle spezie orientali, per cui ogni volta riusciva davvero a creare manicaretti da applauso!

Ci racconti la tua esperienza sul set del cortometraggio?
Dopo aver prodotto lo spettacolo teatrale L’ultimo giorno di sole, ho voluto provare anche questa esperienza, perché il cinema mi appassiona molto e dopo aver lavorato alla super visione della sceneggiatura di Io uccido ho voluto capire meglio e da vicino le dinamiche legate alla produzione cinematografica. È sicuramente un lavoro di squadra innanzitutto, dove ognuno è un pezzo fondamentale dell’ingranaggio.
Sbagliare qualcosa che non puoi recuperare è un rischio sempre dietro l’angolo.

Quali sono i progetti futuri, relativi sia a questi ultimi lavori che a quelli precedenti, come, ad esempio, lo spettacolo teatrale L'ultimo giorno di sole?
Lo spettacolo a distanza di 4 anni sta ancora viaggiando nei teatri italiani e tra gennaio e marzo abbiamo già tre date in Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna. Inoltre abbiamo vinto un bando negli Usa e lo spettacolo sarà rappresentato a NY nel corso di "IN SCENA! Italian Theater Festival in NY", a maggio.

Qual è la parte brutta e quella bella del tuo instancabile lavoro di divulgazione dell'opera di Giorgio?
La parte bella ovviamente è poter continuare a raccontare Giorgio attraverso il suo lavoro, con progetti nuovi. Il brutto ovviamente è che ogni volta la sua mancanza è sempre forte, per me ma anche per tutti gli amici.
 
15/12/2018
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