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Attentato a Barcellona

A Barcellona nel giorno della strage: “In un attimo si è scatenato il panico”

Il racconto di Gabriella Gabutti, 32enne residente a Cassine che giovedì 17 si trovava a Barcellona, a poche centinaia di metri dalle Ramblas. "Una marea di gente ha iniziato a correre verso di noi, urlando e piangendo. Spinta dalla folla sono finita dentro un negozio, dove sono rimasta per più di un'ora"
PROVINCIA - “Sono a Barcellona, per fortuna sto bene ma ho avuto davvero tanta paura”, con questo breve messaggio Gabriella Gabutti, geometra 32enne di Cassine, ha rassicurato amici e parenti subito dopo il tremendo attentato che giovedì 17 ha seminato panico e morte sulle Ramblas della città catalana. Alla fine della sua folle corsa il furgone bianco guidato da uno dei cinque attentatori ha lasciato dietro di sé 13 morti (nelle ore successive saliti poi a 15) e più di cento feriti.

“Io e la mia amica siamo arrivate a Barcellona giovedì mattina. Nel pomeriggio per puro caso non eravamo sul luogo dell'attentato”. Inizialmente, infatti, il programma delle due amiche prevedeva una passeggiata lungo la Rambla proprio nelle ore in cui si sarebbe poi scatenato l'inferno. Un check out rimandato di qualche ora ha però cambiato i programmi di Gabriella e dell'amica Laura. “Le ragazze che occupavano la camera prima di noi hanno chiesto di posticipare il check out dalle 11 alle 14. Così, dovendo aspettare ancora qualche ora, abbiamo deciso di fare un giro sulla Rambla. Intorno alle 14 eravamo al mercato della Boqueria. In tutta la zona poche ore prima dell'attentato la situazione era assolutamente tranquilla”.

Dopo la passeggiata Gabriella e Laura prenotano on line due ingressi alla casa Batllò di Gaudì, che si trova a circa 600 metri dalle Ramblas. “Saremmo dovute entrare alle 18.15. Circa mezz'ora prima, però, mentre su una panchina attendevamo il nostro turno abbiamo iniziato a notare un elicottero che da qualche minuto sorvolava la zona a bassissima quota. Non capivo il motivo, tutto sembrava molto tranquillo, ma dopo un po' ho iniziato a preoccuparmi”. Il pensiero di Gabriella è di quelli che mettono i brividi. “Alla mia amica ho detto che temevo fosse successo qualcosa di grave, forse un attentato”. Nemmeno il tempo di finire la frase e l'incubo diventa realtà. “Abbiamo visto sfrecciare le ambulanze ed i mezzi della Polizia. Pochi secondi dopo da Plaça de Catalunya un mare di gente ha iniziato a correre verso di noi. Una scena tremenda, la gente urlava e si rifugiava nei negozi in preda al panico”.

A questo punto, il caos. “Io e Laura siamo state letteralmente travolte dalla folla. In tutto quel trambusto ci siamo subito perse, sono bastati davvero pochi secondi. Sono stata praticamente trascinata all'interno di un negozio d'abbigliamento. Una volta dentro mi sono ritrovata al primo piano quasi senza rendermene conto. Ho iniziato a chiamare Laura, ma lei non rispondeva”. Compresa la gravità della situazione, il personale del negozio ha chiuso gli ingressi ed abbassato la saracinesche. “Io mi sono nascosta in un angolo, lontano dalle vetrine perché temevo potesse scatenarsi una sparatoria. Mentre ero chiusa lì dentro una signora ha avuto un malore, i bambini piangevano disperati, e non solo loro. Poco dopo ha iniziato a diffondersi la notizia di un attentato sulle Ramblas. Ero molto preoccupata per Laura, speravo che anche lei fosse riuscita in qualche modo a mettersi al riparo”. Poi un'ora e mezza di estenuante attesa ed angoscia. “Sono rimasta nel negozio fino alle 19.30 all'incirca. Per fortuna nel frattempo sono riuscita a rintracciare Laura per telefono. Stava bene, al sicuro in un altro negozio”.

Passati i momenti di panico, Gabriella e Laura tornano in strada e si ricongiungono. “La situazione era ancora tesa ma decisamente più tranquilla. Abbiamo mangiato qualcosa in un bar e poi siamo tornate subito in albergo”. Il soggiorno a Barcellona doveva durare ancora qualche giorno, “ma non ce la siamo sentita di restare, considerato il clima generale e i tre giorni di lutto cittadino proclamati dal sindaco”. Tanta è la voglia di tornare a casa, e allora una ricerca veloce su BlaBlaCar (piattaforma web di car pooling, ndr) ed ecco trovato un passaggio verso l'Italia. “Saremmo dovuti partire intorno alle 23, ma molte strade del centro erano chiuse perché la Polizia stava dando la caccia agli attentatori. I ragazzi che ci hanno offerto un passaggio sono arrivati verso l'una. Lasciare la città non è stato affatto semplice, le code erano continue e in giro c'era ancora confusione”. Barcellona è alle spalle, chilometro dopo chilometro, ma il ricordo di una giornata assurda e sconvolgente resterà indelebile. Intanto, si torna a casa.

19/08/2017
Alessandro Francini - redazione@alessandrianews.it
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