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Alessandria

Dentro la Casa Circondariale: una prigione nel cuore della città (seconda parte)

Un reportage per osservare cosa si trova oltre il muro che circonda la Casa Circondariale "Catiello e Gaeta", ormai diventata sul piano amministrativo un'unica realtà con il carcere di San Michele. Il nostro capoluogo è uno degli ultimi in Italia ad avere una struttura detentiva in pieno centro. Ecco come funziona la vita all'interno
ALESSANDRIA - Proseguiamo il nostro viaggio all'interno della Casa Circondariale cittadina, iniziato ieri con le prime tappe compiute da chi si trova a dover scontare una pena, o in attesa di giudizio.

Ad accompagnarci, insieme alla direttrice Elena Lombardi Vallauri, anche Simona Di Mauro, capoarea trattamentale della sezione circondariale, Giulio Romeo, comandante della polizia penitenziaria e l'educatrice Roberta D'Erasmo.

"Specialmente se una persona viene arrestata per la prima volta cerchiamo di avere un colloquio il prima possibile - raccontano gli educatori - fa parte del protocollo d'ingresso, insieme alla visita medica e quella con il personale di sorveglianza".

Qui sotto la stanza adibita a questo genere di incontri. 




La Casa Circondariale di Alessandria è dotata di una biblioteca con una raccolta di testi. "Accettiamo volentieri donazioni". Le attività in carcere finiscono generalmente entro le 16 e riprendendo alle 9 del giorno seguente. Nel mezzo il tempo da far passare è molto. 

La giornata tipo prevede attività al mattino: c'è chi svolge lavori all'interno del carcere, chi si reca presso la scuola per seguire delle lezioni, chi invece frequenta un laboratorio o un corso per imparare un mestiere. Ma ci sono anche attività culturali e ricreative. In questo periodo è attivo un cineforum, che si tiene una volta al mese ed esiste un coro, l'unica attività che prosegue oltre le 16 e finisice verso le 17.30. Forse anche per questo è particolarmente frequentato. 
Le sbarre delle celle sono quelle 'storiche' della struttura, ancora costruite con ferro "dolce", a differenza dei nuovi istituti che presentano leghe o tecniche di costruzione per impedirne il taglio. C'è ancora chi tenta l'evasione con il metodo più classico: annodando lenzuola e tentando di uscire limando le inferiate. Per questo due volte al giorno si procede alla "battitura" delle sbarre di tutte le celle, una procedura che consente agli agenti esperti di ascoltare il suono del metallo: se qualcuno sta cercando di tagliarle emettono un suono sordo rivelatore. Ecco lo strumento utilizzato per questa pratica particolare, ormai un vero e proprio rito, come ce ne sono molti nella vita ripetitiva in carcere. 

Fra le attività svolte all'aria aperta c'è anche la possibilità di fruire di un piccolo campo da calcio, frequentato giornalmente dai detenuti. Proprio in questi giorni è in corso un torneo, organizzato dal personale della polizia penitenziaria. 

I bracci principali si snodano su due piani a partire da un corpo centrale, che ospita il teatro. Recentemente all'interno è stato ospitato uno spettacolo ispirato a "Novecento" di Baricco. 
Le porte sono di colore azzurro. "Una scelta casuale. Qui cerchiamo di fare le cose in economia e se otteniamo vernici attraverso donazioni le utilizziamo volentieri". Le chiavi invece non sono al risparmio. Molto più grandi di quelle a cui siamo abituati, costano circa 300 euro l'una. 
La Casa Circondariale sarebbe dotata anche di una palestra, molto apprezzata dai detenuti e recentemente dotata di nuove attrezzature. La struttura però è vecchia e piena di problemi. Il pavimento stava cendendo, è stato puntellato, ma la palestra è ora chiusa a tempo indeterminato, in attesa di trovare una soluzione. 
Ciò che invece è attivo è il laboratorio dedicato alla lavorazione del legno. Imparare il mestiere di falegname è una chance per quando si uscirà dal carcere, ma anche un'opportunità di lavoro già all'interno, visto anche il progetto Social Wood. "Le nostre soddisfazioni sono nel lungo periodo - raccontano gli educatori - quando si riescono ad avviare progetti capaci di evitare le recidive di chi viene arrestato. Non è facile, anche perché chi entra alla Casa Circondariale spesso ha poche alternative alla vita che sta compiendo, fatta di spaccio e reati legati alla droga. Questi progetti tentano di essere una risposta concreta, per mostrare che un'altra strada è possibile". 
Oltre al laboratorio di falegnameria c'è anche quello di ceramica e quello da elettricisti. Le educatrici in questo momento sono tutte donne: "non avvertiamo il pericolo, il clima è abbastanza sereno, per quanto sia possibile in un posto del genere. Stiamo comunque parlando di persone tutte condannate per piccoli reati, o addirittura in attesa di giudizio, che però non escludiamo dalle attività trattamentali consentendo comunque loro di frequentare quanto viene offerto". 
Una Madonna intagliata da un detenuto.
La struttura è in parte fatiscente ma non c'è budget per una ristrutturazione. Fra i progetti futuri c'è anche quello di abbandonare l'attuale ex convento per ricreare un'ala dedicata presso il carcere di San Michele. "Difficile però da realizzare perché stiamo parlando di spostare centinaia di persone e servirebbero grandi investimenti". Intanto si progue utilizzando gli spazi a disposizione.
Corridoi lunghi e stretti ci conducono verso l'area dedicata alla scuola. 
Le lezioni sono molto frequentate, anche perché gli stranieri sono la maggior parte e molti non conoscono bene la lingua italiana. All'interno della Casa Circondariale è possibile seguire corsi per la scuola primaria e per ottenere il diploma di licenza media. 
Fra i verbi preferiti per studiare ci sono "partire" e "finire". Una scelta forse non casuale... 


Laddove il budget è poco si finisce per impiegarlo dove più serve, lasciando però intere zone abbandonata a loro stesse, fra incuria e sporcizia. L'ex convento è molto grande, con 8 ex refettori (vuoti, o dove sono stati ricavati in parte i laboratori) dove un tempo mangiavano i detenuti. Oggi invece si mangia in cella. 
A San Michele è in programma l'avvio di una sezione particolare, chiamata "Agorà" che consentirà ad alcuni degli ospiti della struttura appositamente selezionati per storia personale e comportamento di godere di un regime più aperto e improntato a una maggiore autonomia. Qui, alla Casa Circondariale, gli spazi per un progetto del genere non mancherebbero, ma non ci sono i fondi per ristrutturali. 
Il viaggio dei detenuti termina, dalle 18 in poi (quando le camere di "pernottamento vengono chiuse"), nelle proprie celle, disposte su più blocchi. Il personale della polizia penitenziaria fa il possibile per accontentare chi vuole essere spostato di posto e favoriscono la suddivisione dei detenuti rispetto alla loro provenienza: "facciamo il possibile per lasciare persone della stessa nazionalità insieme, evitando che si creino determinate frizioni. Le celle erano pensate un tempo per uso singolo, ma si è arrivati a occuparle in passato anche con 4 o 5 letti. Ora le cose vanno meglio e in genere le persone in cella insieme sono un paio". 
La Casa Circondariale è, per definizione, una realtà con un alto ricambio di detenuti perché le pene da scontare sono più brevi. Il carcere riceve un grande afflusso di "invii" anche da Milano, Torino e Genova. "Quando le strutture delle grandi città si riempiono qualcuno viene immediatamente trasferito qui". 

Ecco uno dei blocchi destinati alla reclusione vera e propria. Per compensare la mancanza di spazi sufficienti da offrire ai detenuti all'interno delle celle sono state create ulteriori aree di socialità da utilizzare durante il giorno. 
Questa è la cella "tipo". I letti sono fissati al pavimento, così che non possano essere spostati. Ci sono un lavandino, uno stendino, un piccolo fornello, una televisione. 


I servizi igienici sono in cella, salvo per le docce, che sono comuni. 
I detenuti avrebbero diritto a una doccia al giorno, ma cerchiamo di essere più flessibili. Lavarsi e prendersi cura di sé è un buon segnale, che cerchiamo di incoraggiare. 
Si conclude così il nostro viaggio all'interno della Casa Circondariale di Alessandria, un luogo in pieno centro che però ha ancora pochi contatti con l'esterno. Una "città nella città" che ha un bisogno disperato di creare legami con la società civile perché la vera lotta è combattere la recidività di chi si trova temporaneamente recluso, offrendo percorsi concreti alternativi e una seconda chance alle persone, nell'interesse loro e della comunità tutta. 



23/10/2018
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