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Novi Ligure

Faustino Coppi: "Nel 2019 una tappa del Giro per ricordare mio padre"

Si intitola Un'altra storia di Fausto Coppi, lettere di un figlio a suo padre" ed è il libro che Faustino, figlio dell'indimenticato Campionissimo, ha scritto insieme al giornalista sportivo Salvatore Lombardo. Faustino ne parla e rivela anche i progetti per il futuro
NOVI LIGURE - Lo scorso 2 gennaio al Museo dei Campionissimi in occasione dei 58 anni dalla scomparsa di Fausto Coppi, davanti a un gremito pubblico, è stato presentato il libro "Un'altra storia di Fausto Coppi, lettere di un figlio a suo padre".

Il volume, edito dalla “Libreria dello Sport”, è scritto dal figlio del “Campionissimo”, Faustino Coppi, con Salvatore Lombardo, giornalista sportivo francese di origini italiane. Dopo che decine di opere hanno evocato la storia e la carriera di Coppi, molto spesso senza l’assenso dei famigliari, i figli primi fra tutti, è oggi quindi proprio quel figlio, che aveva meno di 5 anni quando suo padre se ne andò stroncato dalla malaria, a scrivere di lui. Lo fa in questo volume dove, anche grazie all’esclusivo materiale fotografico di famiglia, offre un’immagine inedita di Fausto Coppi, parlandone come uomo e come padre, più che come sportivo.

"Ho conosciuto Salvatore Lombardo in Francia, in occasione del premio “Bicicletta dell’anno”, in cui facevo parte della giuria - racconta Faustino Coppi - Mi ha proposto di scrivere questo libro, all’inizio ero un po’ perplesso, invece sono contento che mi abbia convinto e devo ringraziarlo per il suo lavoro. Non ho molti ricordi vividi di quando mio papà era in vita, ma Lombardo in pochi incontri e da poche parole è riuscito a tirare fuori molto. Il libro raccoglie una serie di lettere in cui racconto a mio padre la mia vita da quando lui non c’è più: la mia vita nel suo riflesso, i rapporti interpersonali con i suoi amici, con quelli che mi sono stati vicini, i problemi che ha avuto mia madre dopo la sua scomparsa e tanti altri episodi e stati d’animo".

Il libro tenta quindi di rivelare l’altra storia del Campionissimo, quella di un padre ancora e per sempre presente. "L’ho conosciuto principalmente attraverso i racconti di chi lo ha vissuto, prima fra tutti mia madre Giulia. Quando lei me ne parlava mi raccontava la sua signorilità, la sua gentilezza e la sua premurosità. Nonostante fosse molto impegnato era sempre presente".

Faustino parla anche del rapporto del padre con Gino Bartali e del loro dualismo. "Ho conosciuto bene uno dei figli, Luigi, che era molto meno introverso di me e parlava parecchio, raccontando tanti episodi vissuti andando a vedere il padre alle corse. Ecco, una cosa che mi è mancata parecchio è questa: non ho ricordi di mio padre come sportivo. Ho a casa delle foto che mi ritraggono con lui alle corse, ma non ricordo nulla. Sarebbe stato bello viverlo di più da quel punto di vista".

Ma com’è vivere la vita da figlio di Coppi e come sarebbe stata se lui non fosse scomparso così presto? "Ci sono nato e cresciuto, quindi non riesco a immaginare come sarebbe potuto essere diversamente. Per me è normale così. Io non ho ereditato la sua passione per la bicicletta, non ho mai provato a salire in sella e andare. Se lui ci fosse stato magari lo avrei fatto e, forse, avrei trovato lavoro nel mondo del ciclismo. Sarebbe bello lo facesse mio figlio, ma ne dubito. Tornando al mio rapporto con gli altri, devo ammettere che qualche privilegio l’ho avuto, anche senza nessun merito. Da parte di tutti, però, sono sempre stato trattato come uno di famiglia, ho sempre sentito un grande affetto per mio papà, non c’è mai stato nessuno che mi abbia raccontato qualcosa di spiacevole su di lui. Piaceva alle persone, aveva un carisma particolare. Era un personaggio vicino alla gente e ha contato molto per i tifosi".

Quei tifosi che hanno sempre affollato le strade per avvicinarsi al loro idolo. Ma com’è cambiato il ciclismo in questi anni? "Premesso che non sono del mestiere e quindi il ciclismo lo vedo da fuori, anche se in qualche modo ci sono dentro da sempre, credo che oggi sia uno sport meno affascinante rispetto a quegli anni. Una volta il ciclista correva da marzo a ottobre senza tregua, oggi no. Oggi spesso chi corre al Tour non fa il Giro. Inoltre chi vince sembra stia un po’ “sul baldacchino” e si atteggi come un attore quasi inavvicinabile, mentre prima il corridore scendeva in mezzo alla gente".

Fino a fine gennaio al Museo dei Campionissimi sarà in mostra l’ultima bicicletta di Coppi, portata dal figlio, che l’ha acquistata nel 2016 "Dopo la scomparsa di mio padre Villa Coppi era sempre piena di persone. All’epoca in cantina c’erano 4 biciclette, due da pista e due da strada., che un giorno sparirono. So per certo che una di esse era stata prestata da mia madre a un signore di Modena che aveva dedicato un monumento a mio padre, ma che non ha mai voluto restituircela. Un’altra l’ho ricomprata prima del 2000 dal figlio di un signore che aveva corso con mio padre e se ne era impossessato. La terza, quella esposta al museo, era stata data, sempre da mia madre, a un signore di Milano che l’aveva aiutata dopo la scomparsa di padre. Anche lui non l’ha mai restituita e, quando morì, non se ne trovò più traccia. Un giorno per caso Giampaolo Bovone, preside della scuola di mio figlio Andrea, mi disse di aver conosciuto a Genova un signore che diceva di avere proprio quella bici. Così siamo andati a vederla e, certo che fosse proprio lei, gliel’ho ricomprata. Sono contento di averlo fatto".

L’anno prossimo, nel 2019 ricorrerà il centenario della nascita di Coppi. Per questo anniversario i progetti di Faustino sono ambiziosi. "Sarebbe bello fare qualcosa di speciale, mi piacerebbe fosse un anno di manifestazioni, che culmini con l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia qui a Novi o, addirittura, del Tour de France che, senza nulla togliere al Giro, ha un carattere più mondiale". Ricordiamoci inoltre di quanto fosse amato Coppi oltralpe, tanto che il libro di Faustino nella sua versione francese è già nelle classifiche dei libri più venduti.

Un piccolo aneddoto: a fine intervista siamo in centro a Novi e mentre Faustino se ne va sento un signore che lo saluta e chiama tutto contento la persona a fianco a lui dicendo "È il figlio di Coppi, è il figlio di Coppi". Lui contraccambia il saluto nel modo riservato che contraddistingue il suo carattere, ma con un sorriso che ringrazia esplicitamente per la manifestazione di affetto verso di lui e verso il padre.
21/01/2018
Benedetta De Paolis - redazione@ilnovese.info
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