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Opinioni

Diavoli tentatori

Funzionari e politici che maneggiano contratti ed appalti, se non hanno remore morali, abbiano almeno il timore di trovarsi davanti ad un agente provocatore e si trattengano, almeno per paura, dal sollecitare tangenti e siano spinti a rifiutare proposte sconvenienti
OPINIONI - La sera del 21 febbraio ho avuto il piacere di assistere a Bersaglio Mobile su La7 in cui Mentana ha condotto un dibattito sul caso clamoroso della corruzione nella gestione dei rifiuti della Regione Campania svelato dai filmati di Fanpage. Un caso talmente grosso che ha provocato le dimissioni di Roberto De Luca, figlio del presidente della Regione Campania, da assessore del comune di Salerno e di Biagio Iacolare, presidente del consiglio di amministrazione della Sma, la società che si deve occupare dei rifiuti napoletani. Ma il caso è diventato ancor più virale dopo che Vincenzo De Luca, presidente della Regione ha postato un video contro Fanpage e il resto del mondo in cui, per la virulenza dei toni e la negazione dell’evidenza, sembrava un’imitazione dell’imitatore Crozza. Il caso è stato talmente eclatante che è stato oggetto di servizi giornalistici e televisivi per ben due settimane! La magistratura ha cominciato ad occuparsene il 15 febbraio e oggi, 25, si parla ormai d’altro... E tutto ciò anche grazie al fatto che siamo sotto elezioni.

Ma la cosa che ho trovato più interessante nella trasmissione è stato il dibattito gestito da Mentana a cui hanno partecipato Francesco Piccinini, giornalista direttore di Fanpage, Stefano Cappellini, giornalista di Repubblica, Claudio Velardi giornalista ed ex assessore in Campania, Franco Roberti, magistrato da poco in pensione, ex procuratore antimafia e, da Milano, Gherardo Colombo ex magistrato di Mani Pulite, passato alla pubblicistica e all’insegnamento.

Uno dei fatti per me “curiosi” emersi nella discussione è che oltre ai dimissionari, anche altri personaggi sono ora indagati dalla magistratura, e questo non è curioso, ma tra di essi ci sono pure i giornalisti di Fanpage accusati del reato di “induzione alla corruzione”.

In effetti anche Velardi si poneva su questa linea criticando il metodo seguito che ha “indotto” un bravo ragazzo, che per competenze istituzionali c’entrava anche veramente poco, essendo assessore nel comune di Salerno, a farsi coinvolgere nell’affare tangentoso dello smaltimento delle ecoballe di competenza della regione e della Sma. Però, io mi chiedo, se il giovane De Luca non era interessato all’affare delle tangenti bastava che si tirasse fuori usando la scusa che il tema non era di sua competenza. Troppo difficile?

Cappellini, invece, ha criticato il fatto che operazioni giornalistiche di questo genere possano proliferare in modo incontrollabile e diventare strumento arbitrario di attacco a funzionari pubblici scelti intenzionalmente per ragioni di appartenenza politica piuttosto che per motivi personali. Ma anche qui obbietterei che se non ti lasci corrompere e tantomeno solleciti tangenti corri soltanto il pericolo che emerga il fatto che sei onesto.
Un altro problema riconosciuto da molti è il rischio del processo mediatico a cui verrebbero sottoposti i funzionari oggetto di queste indagini giornalistiche, processo che anticiperebbe di molto il lavoro del magistrato e potrebbe danneggiare irrimediabilmente la vita del malcapitato prima che la giustizia faccia chiarezza e magari lo assolva. Questo è un problema vero, ma mi sembra che non sia specifico di questa forma di indagine, ma comune a tutte le indagini del genere, basta ricordare il problema della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche...

Anzi qui il rischio di confondere l’indagine giornalistica con l’indagine giudiziaria, è minore perché i documenti della prima potrebbero non avere validità di prova processuale, essendo stati ricavati per iniziativa privata e non sotto il controllo della magistratura.

L’ex magistrato Roberti ha ricordato che la figura dell’agente provocatore, a differenza che in altri paesi come gli Usa, da noi e in Europa non è prevista e quindi non si può utilizzare. È prevista, invece, ma soltanto per alcuni specifici campi (ad es. lo spaccio di droga, il riciclaggio, il terrorismo) la figura dell’agente infiltrato che, sotto mentite spoglie e nell’ambito di una indagine, non provoca il reato, ma si inserisce in una trama esistente per scoprire i colpevoli del reato stesso. Roberti è favorevole ad estendere anche alla fattispecie della corruzione la possibilità dell’uso dell’agente infiltrato. E questo sarebbe già un buon passo avanti anche se sarebbe utilizzabile solo ad indagini già aperte per reati già in corso.

Mi ha invece sorpreso la posizione di Gherardo Colombo, uno dei magistrati di Mani Pulite, che ritiene addirittura incostituzionale, contro la dignità della persona ed una violenza psicologica l’indurre a commettere un reato attraverso un agente provocatore. Colombo pensa che in Italia si utilizzi troppo l’azione penale della magistratura e ci si affidi soltanto alla minaccia di pene sempre più aspre, mentre i reati “bisogna prevenirli, non provocarli per poi punirli” ed è favorevole ad una azione diffusa di educazione dei giovani al rispetto delle regole, al senso civico ed alla responsabilità. Son d’accordo sulla necessità di una formazione alla responsabilità, perché il problema di fondo è un problema morale che non si risolve con una legge o con la polizia, ma gli effetti si potrebbero vedere soltanto dopo generazioni, perché richiede un cambiamento della cultura del paese.

Lo stesso Colombo ha riconosciuto che in Italia la corruzione è talmente diffusa nella struttura amministrativa che si è costretti a mettere sotto protezione chi dall’interno segnala dei casi di malaffare. Come potrebbe il singolo dipendente educato alla responsabilità (e ce ne sono certamente già ora!) modificare questo modo di gestire la cosa pubblica? Colombo ha chiesto al direttore di Fanpage se nel corso delle loro indagini giornalistiche hanno trovato qualcuno che ha rifiutato di farsi corrompere e la risposta di Piccinini è stata agghiacciante: nessuno. Inoltre qui non si tratta di gente che viene indotta alla corruzione, ma di gente che vuole farsi corrompere ed agisce all’interno di una prassi consolidata contro la quale l’azione del singolo non può nulla.

È necessaria un’azione dall’esterno per scardinare questi meccanismi consolidati. Io sono favorevole all’uso dell’agente provocatore. E sono d’accordo con l’altro magistrato di Mani Pulite Pier Camillo Davigo che ne sostiene la necessità. Bisogna che funzionari e politici che maneggiano contratti ed appalti e non hanno remore morali abbiano almeno il timore di trovarsi davanti ad un agente provocatore e si trattengano, almeno per paura, dal sollecitare tangenti e siano spinti a rifiutare proposte sconvenienti.

Ora che il papa ha modificato il testo del Padre Nostro che siano loro i primi a pregare: non esporci alla tentazione.
1/03/2018
Marcello Favareto - redazione@alessandrianews.it
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