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Opinioni

Oltre i muri

Le mura finiscono per soffocare chi sta al loro riparo: gli impediscono di uscire e rientrare liberamente, deprimono i commerci, rendono più costosa l’espansione sul territorio, inducono claustrofobia e, riducendo i contatti con chi sta all’esterno, rallentano i processi di sviluppo, tecnologici, culturali, sociali
OPINIONI - Avendo studiato storia militare per una vita, ho ben chiaro in mente cosa siano i muri, o meglio, le mura erette per difendersi dai nemici: una rassicurazione psicologica che non ha mai impedito agli avversari di penetrare, prima o poi, le difese. In sostanza, inutile a impedire l’invasione, ma capace al più di ritardarla. Solo raramente bastante a scoraggiarla con la loro sostanziosa presenza.

Quello che però raramente viene detto è che le mura producono effetti anche su coloro che si trovano al loro interno. Effetti raramente positivi perché, passata la prima sensazione di sicurezza, inizia la paranoia della verifica quotidiana sulla loro efficienza. E quella dei costi per mantenerle, sempre più insostenibili con il passare del tempo e con la crescita di sistemi atti a scavalcarle, aggirarle, sottopassarle, demolirle. È logico: nella storia nulla resta immobile e uguale a se stesso.

Quel che è peggio è che le mura finiscono per soffocare chi sta al loro riparo: gli impediscono di uscire e rientrare liberamente, deprimono i commerci, rendono più costosa l’espansione sul territorio, inducono claustrofobia e, riducendo i contatti con chi sta all’esterno, rallentano i processi di sviluppo, tecnologici, culturali, sociali. E creano fantasmi in agguato al di là, senza peraltro impedire il proliferare al loro interno di comportamenti criminali, devianti, socialmente pericolosi, esattamente gli stessi, se non peggio, che colpiscono i luoghi non protetti da mura.

Questo perché le mura non sono necessariamente di pietra, o di mattoni, o di cemento. Quelle vere, quelle che tutti utilizziamo, alcuni come stile di vita e la maggioranza come antidoti psicologici, medicinali di auto medicazione con effetti non durevoli, sono gli steccati che poniamo tra noi e la realtà. Gli stessi che concludono il cerchio, arrivando a decidere di costruire sempre più muri, isolandoci così dal contesto.

La villa romana contro le invasioni barbariche, Downton Abbey contro il crollo dell’economia basata sulla proprietà agraria, la Maginot contro i tedeschi, che l’hanno bellamente aggirata, la Gotica che è stata forse il muro più efficace del Novecento, ma al prezzo di stragi e terrore, morte e paura per tutti, quelli che stavano di qua e gli altri dall’altra parte. Il muro peggiore, però, non è quello fisico di Urban, o quello degli austriaci che hanno dimenticato di essere stati grandi quando hanno governato in pace popoli divers. Non è quello marittimo che, per definizione, è liquido e quindi in perenne movimento, e nemmeno quello carcerario della Turchia o della Libia.

È quello nelle nostre teste, quello di un paese di vecchi che ha sacrificato il futuro dei figli per garantirsi una sicurezza - relativa - a termine, quello che rifiuta terrorizzato i cambiamenti e che si è ridotto a mugugnare, rimpiangere, tremare.

Capita a tutti: a quelli che hanno preferito Salvini, a quelli che si sono rivolti indietro verso i vecchi leader di una sinistra informe, a quelli che, fatti i conti, preferiscono un reddito di cittadinanza al lavoro, a quelli che non si ritrovano più in un mondo cambiato, eccetera. Capita a me e a voi. Anche a loro, chiunque siano. Spaventati dai migranti e illusi che un fenomeno epocale possa essere fermato; spaventati dall’avanzare di forze politiche nuove e diverse; spaventati dalla cancellazione progressiva, normale in qualsiasi processo storico, di certezze acquisite durante la vita.

Pensate agli egizi che hanno visto cadere i templi degli dei, come i greci e i romani, gli aztechi e i maya. Pensate a Ipazia che viene trucidata da una massa selvaggia e ignorante, allo zar trucidato con la propria famiglia. Tutti hanno provato paura di fronte all’ignoto, inorriditi dal crollo del loro mondo, quello che avevano costruito e che garantiva la loro sicurezza. Il muro era caduto e al di qua non c’era più nulla che potesse fermare il nemico.

Eppure. Ai barbari delle tribù galliche è subentrato l’Impero di Roma. Dopo Roma, invasa dagli unni, sono sorte nuove comunità con regole che nei secoli si sono progressivamente liberate dalle pastoie, realizzando sistemi imprevedibili anche per il romano più colto. Siamo arrivati in questo modo, fra dolori, perdite, lacrime, ma anche sogni, speranze, creazioni fantastiche, fino a oggi. Quando tutto cambia ancora una volta e noi stiamo in riva al fiume a vederlo mentre si inaridisce.

Senza accorgerci che dalle rovine delle nostre certezze nascono idee nuove, comportamenti sociali differenti e spesso meravigliosi. Ieri era la giornata delle donne: meravigliosa e impensabile solo pochi anni orsono.

Allora bisogna scegliere da che parte stare. A settantanni potrei accettare di sedermi in riva al fiume. Ma non lo farò. Voglio vivere il nuovo, con i suoi costi, ma anche con le innovazioni che verranno. Voglio vedere e partecipare. Senza paura, ma con interesse. Il nuovo che cambia le mie abitudini, la politica che ha annullato le mie certezze, l’idea che fra qualche anno ci saranno auto elettriche e non a combustione interna, tutto questo e molto altro mi interessa, mi affascina, mi rende partecipe attivo del flusso che non si ferma mai.

Quando ho detto a Teresa che non riuscivo a capire come si potesse far circolare macchine (elettriche) che non avranno l’autonomia necessaria per andare da Alessandria a Roma, mi ha risposto tranquillamente: “Si moltiplicheranno i punti di rifornimento e ci si fermerà di più” travolgendo così in una battuta certezze di una vita. Abbattendo un altro muro, quello della mia incapacità di vedere oltre me stesso.

Non voglio vivere al di qua del muro. Voglio dialogare con tutti, anche con i nuovi arrivati che pure mi sembrano incomprensibili. Per capire. Per esserci. Per partecipare. E al diavolo le mie sicurezze, muri inutili che racchiudono le mie paure. C’è ancora tempo per vivere e intendo usarlo tutto, fino alla fine.

9/03/2018
Giulio Massobrio - redazione@alessandrianews.it
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