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Cinema

The First Man - Il primo uomo

Presentato lo scorso agosto in anteprima mondiale come apertura della 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e, a settembre, al Toronto International Film Festival - è un film profondamente onesto, come il suo autore, quel Damien Chazelle che nel 2017, trentaduenne, vinse l’Oscar per il musical “La La Land”, diventando il più giovane regista a venire premiato nell’intera storia degli Academy Awards
CINEMA - “Credo che l'idea del viaggio sulla Luna abbia qualcosa di spirituale e mitologico: è un racconto di ricerca fondamentale. Sembra un mito anche se è successo davvero. Ero affascinato dal togliere tutti gli strati e scoprire la realtà dietro al mito: le persone che ci sono riuscite non si sentivano parte di un mito, entravano in queste piccole navicelle e si lanciavano nello spazio. Volevo capire la psicologia dietro a un comportamento del genere, per loro normale. E mi interessava cosa avesse lasciato quell'esperienza in qualcuno come Neil: quali risposte stesse cercando, se riguardassero la missione sulla Luna o no. Cosa abbia rappresentato per lui resta un mistero: è ciò che mi ha attirato maggiormente”.

The First Man - presentato lo scorso agosto in anteprima mondiale come apertura della 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e, a settembre, al Toronto International Film Festival - è un film profondamente onesto, come il suo autore, quel Damien Chazelle che nel 2017, trentaduenne, vinse l’Oscar per il musical La La Land, diventando il più giovane regista a venire premiato nell’intera storia degli Academy Awards.

Dalle sonorità create dall’uomo (anche in quest’ultimo film la colonna sonora, di Justin Hurwitz, riveste un ruolo non secondario, esaltando i passaggi chiave, i momenti critici e quelli celebrativi della storia) alla musica siderale, e poi, in precipitosa caduta libera, agli sferraglianti, aspri e minacciosi rumori di quella sorta di scatole di latta semi-tecnologiche in cui, alle prime missioni americane di conquista dello spazio, vennero costretti gli astronauti, molti fra i quali - come racconta The First Man - persero la vita; Chazelle, ripescando - allo stesso modo del Neil Armstrong pensieroso, umbratile e riflessivo di Ryan Gosling (quasi un attore-feticcio, oramai, per il regista americano) - frammenti d’esperienza dall’archivio dei ricordi, colloca l’origine del suo interesse per il lungo e travagliato cammino che condusse l’uomo sulla Luna allo stupore infantile provato, durante la visita a un museo, di fronte a una delle navicelle della missione Gemini.

Del resto, la generazione di cui Chazelle fa parte si configura - anagraficamente parlando - come la più adatta a ragionare con il necessario distacco della prima parte del Programma Apollo, varato dalla Nasa a partire dal 1961 e che culminò, il 20 luglio 1969, con lo sbarco degli astronauti Armstrong e Aldrin sull’unico satellite della Terra.

The First Man, pur con i suoi evidenti debiti estetici nei confronti di altre pellicole sorelle maggiori - da Apollo 13 di Ron Howard a Interstellar di Nolan, e soprattutto da Solaris di Tarkovskij (la studiata lentezza narrativa; i tempi vuoti e morti, a rasentare l’irritazione; la malinconia delimitata e compressa nel ricordo di chi non c’è più, come anche in Arrival di Denis Villeneuve) a 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, con la leggerezza danzante dei moduli spaziali che si stagliano sul profilo della Luna - è un film narrativamente sincero.

Non c’è, infatti, alcuna retorica, neanche il benché minimo accenno di patriottico trionfalismo nel modo in cui Chazelle ricostruisce la gara per la supremazia americana nell’esplorazione dello spazio, costellata di approssimazioni, deleteri problemi tecnici, tragedie, ottusità e indifferenza delle élite di potere, preoccupate soltanto dei risultati.

La conquista della Luna fu, contrariamente a quanto ancora oggi - a distanza di quasi cinquant’anni da quel primo, anche mediatico, allunnaggio - si possa pensare, rischio, fatica, solitudine per chi vi ebbe a che fare, in primo luogo gli astronauti delle diverse missioni che si succedettero prima di quella, gloriosa, dell’Apollo 11.

Tutto il vissuto di dolore, sacrificio, rinuncia che l’approdo sulla Luna comportò ai piloti dell’aeronautica americana e alle loro famiglie viene emblematicamente sintetizzato da Chazelle nella storia personale di Neil Armstrong - desunta dalla biografia First Man: The Life of Neil A. Armstrong scritta da James R. Hansen, 2005 - e della sua prima moglie Janet Shearon (Claire Foy, dotata di un’intensità interpretativa di cui Gosling, trattenuto e statico, difetta), oscillanti tra esaltazione e abbandono, entusiasmo, dubbio, tenerezza e rabbia: sentimenti opposti, complicati dal distillato processo d’elaborazione di un lutto (la precoce scomparsa di una figlia bambina) alla cui fatica non si sfugge, neppure facendosi avvolgere dal buio totale dello spazio profondo. Un buio che si riflette, inesorabile, sullo scafandro di Neil, enormemente solo sulla faccia della Luna, specchio del suo smarrimento interiore e della sofferenza di un padre che affida alla fredda imperturbabilità del cosmo un piccolo bracciale infantile.

The First Man è, in questo senso, una pellicola fuorviante: non l’apologetica rappresentazione di un trionfo a stelle e strisce (anche questo, oltretutto, di brevissima durata: dal 14 dicembre 1972, con la missione Apollo 17, nessun essere umano ha più messo piede sul suolo lunare), bensì la narrazione del lentissimo prendere forma di un’ossessione privata scaturita da una tragica esperienza di perdita, come raccontano le inquadrature in soggettiva riferite ad Armstrong, sulla Luna o in cabina di pilotaggio.

“L'ironia della storia di Neil - sottolinea Chazelle - è che era alimentato dal dolore e dalla perdita: credo che la maggior parte delle persone, me compreso, si sarebbe fatta distrarre o bloccare da ciò che ha vissuto lui, ma invece Neil era uno strano individuo che, dopo ogni fallimento, tornava più ostinato di prima. O almeno questa è la mia interpretazione della sua storia. Ciò che trovo toccante di questo film è che racconta l'elaborazione del lutto e del dolore di una persona che cerca di dare un posto a quelle emozioni, andando nel posto più lontano possibile dalla Terra, ma capisce che, per quanto lontano vada, non può soffocare quei sentimenti, non può sfuggire a quel tipo di dolore. [...] Quel tipo di ossessione ha aiutato Neil e, nel suo caso, è riuscito a camminare sulla Luna e a compiere un'impresa incredibile, che però gli è costata molto: volevo essere completamente onesto su questo nel film, non volevo indorare la pillola omettendo i sacrifici che ha richiesto, non solo per lui, ma anche per sua moglie e le persone che lo circondavano”.

Quel che Armstrong riporta dall’avventura spaziale è un difficile incrocio di sguardi e un assordante silenzio.

First Man
Damien Chazelle
Usa, 2018, 135’

Sceneggiatura: John Singer, dal romanzo “First Man: The Life of Neil A. Armstrong” di James R. Hansen

Fotografia: Linus Sandgren

Montaggio: Tom Cross

Musica: Justin Hurwitz

Cast: Ryan Gosling, Patrick Fugit, Lukas Haas, Kyle Chandler, Jason Clarke, Corey Stoll, Claire Foy, Ciarán Hinds, Christopher Abbott

Produzione: Universal Pictures, Temple Hill Entertainment, Perfect World Pictures, DreamWorks Pictures, Damien Chazelle

Distribuzione: Universal Pictures
10/11/2018
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