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Opinioni

Il vento d’Italia e l’Europa

Da anni sostengo che gli italiani non sono affatto un popolo “arretrato”, ma che sono anzi un popolo che sa far politica almeno come le altre grandi nazionalità di quest’area del mondo, sicché anche quando fa scelte che non ci piacciono affatto, lo fa per ragioni non peregrine
OPINIONI - Scrivo questa nota alle ore due di notte del 26 maggio. Con gioia. Da oltre tre anni, sul giornale on line “Città Futura” e altrove, ho individuato nella possibile e poi effettiva leadership di Matteo Renzi una grande occasione di cambiamento in senso riformatore di questo Paese. Inoltre da ancor più anni sostengo che gli italiani non sono affatto un popolo “arretrato”, ma che sono anzi un popolo che sa far politica almeno come le altre grandi nazionalità di quest’area del mondo, sicché anche quando fa scelte che non ci piacciono affatto, lo fa per ragioni non peregrine. Per me il voto alle europee di oggi, anzi ieri (25 maggio), conferma ampiamente tali dati. Si tratta di un voto molto importante sia per l’Unione Europea che per l’Italia.
Molte cose cambieranno anche nell’Unione Europea. Questa, da un voto come quello espresso dai popoli europei in questi giorni, certo in astratto potrebbe persino dissolversi (ma non sarà così). In astratto potrebbe sciogliersi perché “la macchina” si basava su un doppio motore, la Francia e la Germania. Il fatto che un partito di destra fascistoide, la cui revisione non è stata maggiore di quella di Fini prima dello scioglimento del Movimento Sociale, e che ha posizioni ostili all’euro e tendenzialmente antieuropee, come il Fronte Nazionale, sia risultato in Francia il primo partito, prendendo oltre a tutto quasi il doppio dei voti dei socialisti - che sono al potere - potrebbe segnare una campana a morto per l’Europa. Non sarà così perché in realtà a livello europeo la forza degli euroscettici obbliga semplicemente all’alleanza socialisti e popolari. Come si sapeva e prevedeva, nonostante le grandi novità del voto effettivo. Ma al tempo stesso – ecco la vera novità, positiva, a tale livello – sarà assolutamente impossibile la prosecuzione della politica della Merkel di un rigore che sia tale da produrre in tanti grandi Stati membri solo recessione. Sarà impossibile perché il proseguirla, a questo punto, significherebbe semplicemente decretare lo scioglimento dell’Unione Europea: cosa cui i tedeschi non sono interessati per non tornare ad antichi scontro tra grandi potenze. Per loro sarà certo più salutare diventare “sviluppisti” non solo a casa lorp, ma anche a livello di Unione Europea. Persino per non peredere un primato riconosciuto dai popoli europei. Se non lo faranno, e presto, salteeà l’Unione.
Il risultato eccezionalmente favorevole, in Italia, per il PD (intorno al 40%), che distacca il Movimento 5 Stelle di poco meno di venti punti, e la diminuzione dei voti del M5S rispetto alle elezioni politiche del febbraio 2013, e una sconfitta della destra che ha enormi conseguenze politiche, si riverbereranno tanto sull’Europa che sull’Italia. Il PD, che grazie a Renzi pochi mesi fa è entrato a far parte del Partito Socialista Europeo (prima non l’aveva fatto), da domani sarà il più forte tra i partiti socialisti dell’Unione Europea. Se si tiene conto del fatto che il cosiddetto governo europeo sarà popolare-socialista e che tra poco ci sarà anche il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, le possibilità per l’Italia di farsi sentire nell’Unione Europea a questo punto dovrebbero proprio risultare rilevanti.
Più complesse sono le risultanti di questo voto per l’Italia. Renzi, con il 40% di voti presi dal suo PD, risulterà ben presto un leader fortissimo nel suo partito e non scalzabile dal governo, da un Nuovo Centrodestra che in questo momento non si sa se manterrà il 4% o meno; e in presenza di Forza Italia, scesa più o meno al 15%, e di un M5S che da domani sarà più in crisi che mai. Avendo promesso la vittoria ed essendo stato per contro totalmente sconfitto dal PD, il M5S a questo punto non potrà in nessun modo seguitare nella sua politica di “splendido isolamento”, insulti e minacce, a getto conntinuo; o meglio, se lo farà resterà ingessato per anni e anni. Non mi stupirei neanche se il movimento risultasse presto acefalo, con un Grillo che rinunci alla leadership. Il M5S potrebbe persino andare incontro a grosse divisioni in parlamento.
Può darsi che Berlusconi a questo punto cerchi motivi di rottura con Renzi, ad esempio in materia di riforme istituzionali, preparandosi a nuovi scontri; ma con lo spirito da mercante che si ritrova, e anche col realismo brutale che lo connota, a mio parere diverrà ancor più dialogante, cercando di evitare lo scioglimento delle Camere in condizioni disperate per la sua parte, e preparandosi a diventare, anche se gli sarà grazie al Cielo molto difficile a meno che non esca del tutto di scena come leader, parter di minoranza di un governo di centrosinistra. Comunque l’idea che potrà tentare la rimonta mettendo insieme i pezzi della destra e andando a sfidare Renzi non sta in piedi. Intanto perché la somma dei pezzi della destra resta lontana dalla sinistra del 25 maggio 2014. E inoltre perché la Lega non tornerà per un pezzo a fare l’utile idiota di Berlusconi, ma semmai accentuerà la propria autonomia. Può certo darsi che gli accordi del “Nazareno”, sulle riforme, possano saltare. Ma verso nuove soluzioni diverse e più avanzate, ora imprevedibili; e non più verso l’ingovernabilità. E’ molto probabile che questa notte sia iniziata una repubblica “nuova” fortemente segnata da Matteo Renzi. Con ciò non è affatto vero che Renzi sia il nuovo Berlusconi. Infatti non è “un vecchio” con quelle pendenze giudiziarie infinite, con quei legami inconfessabili ma manifesti, con quei “vizietti”, con quell’immenso perpetuo conflitto d’interessi, e con quegli alleati. E’ pur sempre il leader, a questo punto storico, di un partito come il PD, il cui radicamento nel socialismo europeo e col mondo del lavoro sono ben noti. Pur con tutti i limiti del PD che conosciamo. Perciò possiamo guardare alla storia a venire con un po’ di fiducia, vedendo in questo voto l’espressione della volontà di un grande paese europeo qual è il nostro di uscire da un pantano economico politico e morale che pur durando da tanti anni, in forme e a livelli spesso assolutamente vergognosi, non corrisponde affatto alle sue risorse e potenzialità, che sono state e sono notevoli.  
26/05/2014
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