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Politica

Nuove province, da gennaio il "matrimonio" con Asti

L'assessore regionale Aldo Reschigna è stato ad Alessandria per illustrare la legge che attribuisce le funzioni alla province. Il nodo sui dipendenti sembra ormai superato: saranno “ripartiti” tra i due enti. Rossa: “se però non sono garantiti i trasferimenti, non potremmo fornire servizi”. Dal prossimo anno, via al “matrimonio forzoso” tra Asti e Alessandria: “precederemo con piccole sperimentazioni”
PROVINCIA - “Una legge complessa, difficile da approvare, ancor più difficile da mettere il pratica”. Lo ha premesso Aldo Reschigna, vicepresidente e assessore regionale, incontrando gli amministratori locali ad Alessandria, nell'aula magna dell'istituto Da Vinci.
Il”miracolo” della legge, approvata ad ottobre, starebbe nell'essere riusciti a risparmiare circa 20 milioni di euro a livello regionale sul personale, senza lasciare a casa nessuno. Nel 2016 saranno 3.593 i dipendenti delle ex province, contro i 4.155 attuali. Qualcuno è riuscito ad arrivare alla traguardo della pensione, altri saranno ricollocati. In pratica, il 60% entrerà in ruolo in Regione (e quindi saranno dipendenti diretti di Torino), il 40% resteranno a disposizione delle province. Di quel 60%, in una fase successiva, “saranno nuovamente messi a disposizione degli enti di secondo grado”.
“E' un risultato a cui siamo giunti attraverso tavoli di confronto con i sindacati”, dice Reschigna.
Per Alessandria, sono 126 i dipendenti che passeranno direttamente in carico alla Regione per le funzioni che prima svolgeva Alessandria e che ora saranno gestite da Torino (uffici provinciali distaccati); 341 sono quelli che resteranno in carico alla Provincia e pagati da questa. Per gli altri si apre un percorso di relativa incertezza che dovrebbe concludersi comunque entro il 31 gennaio 2016.
I settori si cui si è tardato a prendere una decisione, sono ambiente, polizia provinciale e centri per l'impiego. Nel primo caso, il 40% degli addetti al settore passerà alle dipendenze di Torino.
La polizia provinciale resta “corpo provinciale”, altrimenti gli agenti rischiavano di perdere la qualifica, non essendoci analoga posizione a livello regionale ma Torino “corrisponderà alle singole provincie i fondi necessari per mantenerli” senza che incida sulle risorse locali.
Quella dei centri per l'impiego resta ancora la partita più delicata. “Al momento, in base ad un accordo, i 2/3 dei lavoratori resteranno in carico alla Regione; 1/3 alla Provincia, ma è una soluzione tampone”, dice l'assessore.
Sulle funzioni, poi, la “ripartizione” non è meno complicata. L'agricoltura, ad esempio, sarà governata da Torino, pur restando gli uffici periferici.
“Negli anni passati – dice Reschigna – si è attuato un forte decentramento che ha portato, però, ad uno 'spezzettamento' dei ruoli e complicato la gestione. L'attuale esperienza di decentramento sulle politiche agricole alle ex comunità montane e province non poteva durare. Si aprirà ora una fase di transizione che dovrà portare ad una riorganizzazione, entro il 2016” .
Non solo si apre una fase transitoria in tema di agricoltura. “Fino a quando non sarà modificato l'articolo 5 della Costituzione, le Province restano in vita, poi spariranno dall'ordinamento. Serve però un ente di riferimento di area vasta. L'obiettivo è quello di arrivare a tre aree vaste ed un'area metropolitana in Piemonte”.
Ergo, via libera alle gestioni di “ambito” e alla collaborazione forzosa tra Asti ed Alessandria, più volte annunciata. “Alessandria dovrà gestire con Asti – insiste l'assessore – una serie di funzioni che per ora sono regolate da convenzioni”.
Quel che è, ora, l'eccezione su temi come rifiuti e trasporti, dovrà essere la regola. “Asti – ammette Reschigna – ha il timore di soccombere. Inizieremo con piccole sperimentazioni".
Diversamente non potrà essere, perchè Asti guarda più a Torino o Cuneo che alla città di Gagliaudo ed Alessandria ha sette centri zona ciascuno con aree di riferimento extra regionali, come Genova, per il novese, e Pavia, per il tortonese.
Il presidente Rita Rossa la mette sul pratico: le Province, dice, dovranno diventare la “casa dei comuni”, ma “se non vengono garantite i trasferimenti di risorse, mettiamo a rischio l'erogazione dei servizi”.
27/11/2015
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