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La pecora nera

Oh oh camallo, oh oh

Dopo le cinque giornate di Milano dell’800 per liberare il capoluogo lombardo dal domino austriaco, ecco la versione moderna fatta a Genova per liberare l’AMT dal privato. Così si potrebbero riassumere le cinque giornate di sciopero che hanno paralizzato la “superba” la scorsa settimana, creando ovviamente molti disagi a chi, invece, al lavoro ci doveva comunque andare

LA PECORA NERA - Dopo le cinque giornate di Milano dell’800 per liberare il capoluogo lombardo dal domino austriaco, ecco la versione moderna fatta a Genova per liberare l’AMT dal privato.
Così si potrebbero riassumere le cinque giornate di sciopero che hanno paralizzato la “superba” la scorsa settimana, creando ovviamente molti disagi a chi, invece, al lavoro ci doveva comunque andare.
Giornate piuttosto calde, in cui abbiamo assistito all’occupazione della sala del consiglio comunale genovese, al ricovero in ospedale di quattro vigili ed alla consegna a mezzo posta di proiettili intimidatori.
Comune o lavoratori : chi ha ragione?
Da un lato abbiamo l’amministrazione comunale impegnata a far fronte ad un buco, anzi ad una voragine di 10 milioni di euro e quindi solleticata dall’idea di aprire ai privati, cedendo quote di minoranza di AMT.
Di contro ci sono molti lavoratori che hanno paura di perdere il posto e forse anche tanti privilegi che l’ingresso di un’azienda privata rischierebbe di far saltare.
Alla fine ha vinto la violenza, con portuali e studenti pronti a spalleggiare i tramvieri, mentre ha perso soprattutto Genova, visto che nessuno ha solidarizzato con i tanti lavoratori (genovesi e non) che in questi cinque giorni si sono dovuti ingegnare per raggiungere il proprio posto di lavoro.
E’ spuntato anche Grillo, che parla di protesta giusta a Genova, mentre a Parma il Sindaco grillino privatizza, ma questi sono i misteri della politica.
Alla fine Doria non ha potuto far altro che promettere che per tutto il 2014 l’azienda resterà pubblica, che il Comune troverà le palanche (a discapito ovviamente di altri servizi ed investimenti, visto che i soldi non compaiono magicamente), ma che bisognerà riorganizzarla, aumentando la produttività (come non si sa), senza lasciare a casa nessuno e senza toccare gli stipendi.
Promesse da marinaio, perché se un’azienda è in perdita hai due alternative: aumentare le entrate o diminuire le uscite.
Recuperare l’ATM (come molte altre aziende pubbliche) significa quindi nuovi capitali e/o tagli concreti e se l’unica soluzione è quella di metterci denaro pubblico per tappare il buco, difficilmente il saldo a fine 2014 sarà positivo.
Alla fine, però, la questione di merito sembrava incentrata soprattutto sulla questione pubblico-privato.
Almeno questo è quanto traspariva dai tanti tramvieri intervistati dai media: o pubblico o morte!
Ovviamente il perché è chiaro a tutti: il privato ha meno vincoli nel chiederti di fare straordinari, ti controlla se sei a casa in malattia o a raccogliere funghi, verifica se sei al lavoro o se sei in giro a fare compere;  insomma devi rendere, cosa che nel pubblico non è sempre così scontato.
Colpa solo dei lavoratori? No, colpa anche dei partiti che usano le aziende pubbliche come “parcheggio” per parenti ed amici, regalando lauti e dispendiosi posti da manager a carico della comunità.
Il caso ATAC che sta scoppiando a Roma  mostra bene come funzionano alcune (o molte) di queste aziende: manager che scaldano poltrone, lavoratori che non producono e sindacati che non solo chiudono entrambi gli occhi su questa mala gestione, ma molte volte difendono i pelandroni “a prescindere”, per paura di perdere tesserati.
Molte aziende pubbliche (di trasporti e non) sono in queste condizioni e il Comune di Genova ha creato un pericoloso precedente: con la violenza si blocca tutto!
Considerazioni di merito a parte, mi ha sorpreso il mugugno di alcuni autisti: se anche i colleghi delle altre città avessero sodalizzato con loro...
Non ricordo, sinceramente, un solo giorno di sciopero indetto dai tramvieri genovesi per sostenere quelli di Milano o di Roma…..
Anzi senza dover andare tanto lontano, se veramente si voleva essere solidali, perché non scendere in sciopero per sostenere i colleghi dell’ARFEA , ad esempio, che da tempo combattono per vedere lo stipendio pagato ogni mese.
Forse prima di chiedere solidarietà, bisognerebbe darla, ma si sa che il mugugno a Genova è gratuito!

29/11/2013
Ermanno Cecconetto - ermanno.cecconetto@gmail.com
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