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Provincia

Provincia, i conti son fatti...

Con l'approvazione dell'accordo quadro tra Regione e Provincia per le attribuzioni delle funzioni è stata definita in gran parte la nuova struttura provinciale. 126 dipendenti passeranno direttamente in carico alla Regione, 314 restano alla Provincia, gli altri nel limbo del “registro delle mobilità”. L'opposizione: "dove sono i risparmi?"
PROVINCIA – Si è aperto con un minuto di silenzio per le vittime degli attentati terroristici in Francia il consiglio provinciale di ieri, lunedì. “Un atto da condannare senza 'se' e senza 'ma'”, ha detto il presidente Rita Rossa.
All'ordine del giorno c'era l'approvazione di due accordi d'intesa con la Regione Piemonte: il primo passaggio verso quella “nuova Provincia”, che ancora non si sa bene cosa sia, disegnata dalla legge Delrio. Stupisce l'assenza di dibattito e, forse, effettivamente, non c'è molto da dire ma solo da “vedere cosa succederà”.
Intanto, la il consiglio di palazzo Ghilini ha preso atto che l'ente regionale riconoscerà alla Provincia un bel gruzzolo da 9 milioni di euro circa, frutto della sentenza della Corte Costituzionale che ha accolto il ricorso presentato nel 2013 della province di Alessandria e Vebano Cusio Ossona. Ad essere impugnato era stato la delibera sul riparto delle risorse. Una lunga battaglia giudiziaria che ha portato a dire la Corte Costituzionale che i tagli fatti all'epoca dalla Regione non si dovevano fare. Torino dovrà quindi “sborsare” 50 milioni di euro in totale dei quali 9 milioni spettanti ad Alessandria. Finiranno sul conto 2015 e consentono di fatto alla Provincia di chiudere il bilancio e “tenere” l'organico.

Recepito anche l'accodo quadro della legge regionale, approvata dal consiglio del Piemonte lo scorso ottobre. E' la legge che attribuisce le funzioni alle Province e, di conseguenza, le risorse. Come era in parte noto, restano in carico a queste ultime i settori viabilità, edilizia scolastica, ambiente; definisce gli ambiti di “aria vasta” (Alessandria ed Asti, per quanto ci riguarda) “ma non è rigida. Sui trasporti, ad esempio, l'ambito coinvolgerà anche la provincia di Cuneo”, specifica Rita Rossa. L'agricoltura passa, tanto per fare un altro esempio, alla Regione,così come la pianificazione territoriale. La legge specifica nel dettaglio funzione per funzione.
Si naviga a vista, per ora: “tutto andrà rodato nel concreto”, dice il vicepresidente Angelo Muzio. Certo è che “la Provincia deve ritagliarsi un nuovo ruolo, o altrimenti non ha senso”.
Di critiche l'opposizione (ha parlato il consigliere Nicola Sirchia) ne avrebbe parecchie, ma rischiavano di essere parole al vento, in quanto non è il consiglio provinciale la sede decisionale, e si è limitato ad annunciare l'astensione del gruppo durante la votazione.
Resta il dilemma: con il 50% di risorse in meno sul capitolo “personale”, che fine faranno gli oltre 600 dipendenti della provincia?

A conti, più o meno, fatti: 126 passeranno direttamente in carico alla Regione per le funzioni che prima svolgeva Alessandria e che ora saranno gestite da Torino (uffici provinciali distaccati); 341 sono quelli che resteranno in carico alla Provincia e pagati da questa. Si “dismettono” soprattutto i dirigenti, che costano di più.. Il resto finirà in un limbo chiamato “registro della mobilità” sui quali si deciderà entro il 31 gennaio. Un'ottantina saranno probabilmente assorbiti dal ministero di Grazia Giustizia. La polizia Provinciale manterrà il servizio di vigilanza faunistica e una o due unità potrebbero confluire alle polizie municipali. Nessuno dovrebbe restare a piedi, sulla carta. Benissimo per i lavoratori che nulla ne possono degli effetti della riforma e in un periodo di crisi ogni posto salvato è comunque una battaglia vinta. Resta il dubbio sollevato da Sirchia: “ma allora, cosa è cambiato e dove sono i risparmi”?

 
17/11/2015
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