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Opinioni

21 marzo: 900 nomi per la corresponsabilità

La XVIII giornata della memoria per le vittime innocenti delle mafie. Che noia! I soliti buonisti che non hanno niente da fare, con tutto quello che succede in Italia… Roba da sepolcri imbiancati.
OPINIONI - Se fosse solo una giornata di ricordo e basta, quasi quasi potrei anche essere d’accordo. Così come sarei d’accordo nel proporre una moratoria di almeno un mese all’anno del termine “legalità”, così, tanto per disintossicarsene dall’abuso.

Sì perché il 21 marzo è la giornata della memoria, ma soprattutto dell’impegno, per le vittime innocenti delle mafie. Una memoria dolorosa di cui questo Paese, oggi tanto disprezzato dagli Italiani stessi, ha saputo farsi custode da 18 anni, al fianco dei familiari delle vittime innocenti che sabato 16 marzo 2013 hanno aperto, in centinaia, il corteo dei 150.000 convenuti a Firenze da tutta Italia. Memoria e impegno che oggi, 21 marzo, sono state replicate localmente, in mille piazze in tutta Italia. A Bosco Marengo e a Casale Monferrato per la nostra provincia.

Contro le ingiustizie delle mafie e di tutta la zona grigia che ci sta attorno, tanti si arrabbiano, urlano, si indignano. Come inizio va bene. Ma poi?

C’è chi pensa che occupare delle sedie in Parlamento con tanti volti nuovi sia già di per sé una cura vincente. Certamente può essere un simbolo pubblico di cambiamento. Ma poi?

La democrazia rappresentativa (o elettiva) mediante i partiti, che sono previsti dall’articolo 49 della Costituzione è certamente uno strumento imperfetto: come la giri ci trovi sempre qualcosa che non va, ma è il meglio che si è potuto sperimentare in oltre 2000 anni di civiltà. Oggi qualcuno, giustamente stanco, vorrebbe forse tornare al partito unico al potere. Ma poi?

Ci stanno anche rubando le parole: “legalità”. Chi non usa oggi il termine legalità? Un termine che da solo vuole dire tutto e niente, che va bene per qualsiasi cosa (soprattutto come foglia di fico). Lo si usa proprio per tutto, indistintamente, così come viceversa tanti usano il termine “mafioso” come dispregiativo generico: politici tutti “mafiosi”, banche tutte “mafiose”, giornali tutti “mafiosi”, persino, preti, poliziotti, sindacalisti, magistrati, quando danno fastidio, diventano tutti “mafiosi”.

Ma poi?

L’indignazione si cura con la dignità, che vuol dire giustizia, impegno ma soprattutto corresponsabilità. Di tutti. Soprattutto in Parlamento, perché la democrazia rappresentativa è indubbiamente necessaria. Però oggi è evidente che da sola non basta più. C’è anche un altro articolo della Costituzione, il 18: i cittadini sono liberi di associarsi; e sono chiamati – articolo 3 – all’effettiva partecipazione nell’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. E’ la democrazia partecipativa. Che, come la legalità, non può più essere svilita a foglia di fico, o declassata a “prepolitica”, ma deve tornare ad essere complementare alla sua sorella maggiore elettiva, come certo l’avevano anche immaginata i padri costituenti.

I partiti sono indispensabili alla democrazia, ma non devono essere più lasciati da soli, perché se no il rischio di autoreferenzialità e corruzione diventa altissimo. Non è vero che i politici sono tutti ladri e mafiosi, ma la democrazia partecipativa deve riacquisire la propria fetta di corresponsabilità e affiancare/vigilare i partiti. Basta con le deleghe in bianco. I cittadini sovrani devono capire che se si abdica al proprio ruolo, oltre a perdere il diritto al mugugno, si rischia anche di fare aumentare i pruriti di qualcuno per il partito unico del “tutti gli altri a casa”.

A Firenze era palpabile un’Italia che c’è, che non si rassegna, che si impegna concretamente, che incide davvero sulla vita politica, economica e sociale del Paese (se volete un esempio visitate http://www.riparteilfuturo.it), che non ha bisogno di insultare e che non ci sta ai rituali sterili. E che per questo viene riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. Chi era a Firenze lo ha sentito. Certamente dalle parole accorate di Luigi Ciotti, ma anche dai commenti tra le persone, dai colori, dai visi dei famigliari delle vittime, dai sorrisi, dall’interesse degli Amministratori, dall’entusiasmo di migliaia di studenti… Altro che sepolcri imbiancati!

Ma come si fa a tradurre tutto questo non-verbale in parole scritte?

Facciamo una cosa. Il prossimo anno PARTECIPATE pure voi. Un passo alla volta cambiamo l’Italia anche così.


[Da Appunti Alessandrini]
 
22/03/2013
Carlo Piccini (Appunti Alessandrini) - redazione@alessandrianews.it
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