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Provincia

"Aggressioni al pronto soccorso in aumento": gli infermieri chiedono più sicurezza

Sono in aumento i casi di aggressione nei reparti di emergenza degli ospedali della Provincia. Il sindacato Fials chiede l'adozione di misure urgenti. L'Asl studia azioni come corsi di autodifesa per infermieri e un sostegno psicologico alle vittime di aggressione
PROVINCIA – L'ultimo episodio è avvenuto al pronto soccorso di Casale Monferrato, qualche settimana fa. Un paziente, sotto l'effetto di alcol, ha sferrato un pugno al volto dell'infermiere, rompendogli in setto nasale. Episodi simili si sono registrati anche a Novi, dove un'infermiera è stata insultata ed aggredita, sempre al pronto soccorso, e a Tortona, nel reparto di lungodegenza.
“Purtroppo il fenomeno è in aumento e si è intensificato negli ultimi due anni”. Neppure Alessandria ne è esente, anche se l'ospedale civile del capoluogo è l'unico in provincia in cui è presente un posto di polizia ancora attivo.
A sostenerlo e a lanciare l'allarme sicurezza è il sindacato Fials, per voce del segretario provinciale Alberto Accordi. Il sindacato chiede da tempo all'Asl misure di prevenzione ma le risposte, per ora, tardano ad arrivare. “L'azienda – dice Accordi – come datore di lavoro è tenuta a tutelare la sicurezza dei propri lavoratori”. Come? “Ad esempio attraverso una sorveglianza da parte di guardie specializzate. Tra le altre proposte avanzate alla direzione dell'Asl c'è anche quella dell'utilizzo di telecamere a circuito chiuso”.
Partiamo dalle cause dell'aumento delle aggressioni registrate negli ultimi anni. Tra queste il sindacato mette l'aumento degli accessi nei pronto soccorso. Dopo il varo della riforma regionale di razionalizzazione, sono solo due, quelli di Novi e Casale, i Dea classificati di primo livello. “Si è registrato di conseguenza un maggior numero di accessi, ma il personale è rimasto invariato nel numero”. Anzi, è diminuito a causa del blocco del turn over per molti anni. “Si inizia ora ad assumere nuovi infermieri, ma per anni non è stato fatto. Il personale andato in pensione non è stato pertanto sostituito”.
Per paradosso, sono in aumento anche gli accessi nei pronto soccorso di Tortona, nonostante il declassamento. Qui le motivazioni sono da ricercarsi nella complessità del sistema sanitario e di assistenza da parte dei medici di base.
“Ci rendiamo conto che le lunghe attese che si creano negli ospedali creano nel paziente uno stato di disagio”. La reazione, in alcuni casi, è di aggressione (più spesso verbale) nei confronti dell'operatore addetto all'accoglienza. “L'utente percepisce un servizio sempre più scadente, è evidente”.
Le proposte che il sindacato ha avanzato sono quelle di istituire un servizio di sorveglianza e l'apertura di un tavolo tecnico per affrontare nel complesso la situazione, compresa la mancanza di personale infermieristico e Oss, operatori socio sanitari.

L'azienda, da parte sua, non minimizza. “Stiamo individuando una serie di misure, tra cui la nomina di responsabili per corsi di formazione al personale, soprattutto per chi lavora nei pronto soccorso e nei reparti di salute mentale. La formazione – dicono dalla direzione Asl – non sarà solo di tipo teorico, ma anche pratico, con ore di formazione in palestra, per apprendere tecniche di autodifesa”.
Una seconda azione che è allo studio è l'apposizione di cartelli nei luoghi di accesso all'utenza il cui scopo è quello di “creare un senso di rispetto della legalità”.
Si punta anche all'assistenza psicologica degli operatori che sono stati vittime di aggressione, per superare quei traumi “che indubbiamente ci sono stati”, dicono dall'azienda.
L'installazione di telecamere interne parrebbe invece uno strumento più complesso, a causa della normativa sulla privacy. “Quel che siamo cercando di fare è la revisione dei dispositivi di allarme già esistenti, che permettono di mettersi in contatto diretto con le forze dell'ordine”.
23/10/2017
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