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Esame di Stato

La prof: “affrontatelo con spirito d’avventura e saldo coraggio”

Per Patrizia Nosengo, insegnante al Liceo Scientifico Galilei: “ai ragazzi occorreranno la forza salda di chi sa che gli ostacoli consentono a ciascuno di affermare se stesso mediante il loro superamento e quello studio intelligente e pacato che condurrà a una padronanza più matura e più completa della cultura”
ESAME DI STATO - Come ogni anno, nel declinare degli ultimi giorni di scuola, tornano i riti dell’esame di Stato: le ultime interrogazioni, l’ultimo calcolo delle medie dei voti, lo studio “matto e disperatissimo” di leopardiana memoria, l’ansia crescente di chi teme la catastrofe e quella altrettanto intensa di chi vuole che il proprio futuro si definisca in quella manciata di giorni, nei quali desidera riuscire a mostrare quanto ha appreso, più o meno adeguatamente, in tanti anni di scuola.

Non è facile l’esame cui si sottopongono i ragazzi di questa generazione: tre prove scritte - quattro per alcune tipologie di scuole - e una prova orale su quasi tutte le materie del corso dell’ultimo anno di studi, ovvero migliaia di pagine dei manuali e degli appunti da memorizzare. Certo, la scuola di oggi è più comprensiva e accogliente di quella di un tempo, più facile all’assoluzione, ma l’esame di Stato resta la “grande prova”, il rito di iniziazione all’età adulta, che incideva un tempo segni sul corpo e oggi scolpisce segni nell’anima del ragazzo che costruisce la propria trasformazione in adulto; una trasformazione che, come nei rituali antichi, implica timori ancestrali e irrazionali e al tempo stesso include e invoca la rivelazione di conoscenze altre, più profonde e più vere, rispetto a quelle possedute prima, come se il tempo passato e il tempo presente della storia umana necessitassero di identiche scansioni e passaggi della vita individuale.

Chissà se anche i ragazzi di oggi sogneranno a lungo il loro esame di Stato, come è accaduto alle generazioni che li hanno preceduti. Chissà se anch’essi trascorreranno tra studio e timore queste ultime notti di un giugno ancor caritatevole nella mitezza del suo clima. In ogni caso, certamente, anche in loro il timore genererà la crescita e lo studio indurrà la consapevolezza dei legami complessi che si strutturano tra le parti del sapere, in una finale costruzione di senso di ciò che è stato appreso.

Dunque in quest’ultimo scorcio di scuola occorreranno ai ragazzi la forza salda di chi sa che gli ostacoli - come sosteneva Fichte – consentono a ciascuno di affermare se stesso mediante il loro superamento; e quello studio intelligente e pacato che, in parte deliberatamente, in parte in modo automatico, condurrà giustappunto a una padronanza più matura e più completa della cultura. Il resto è celebrazione di un rito, cerimonia scandita da tradizioni consolidate, da contemplare con l’occhio distaccato dell’antropologo, più che con lo sguardo atterrito della vittima, giacché in ultima analisi, anche i docenti condividono la stessa esperienza e celebrano anno dopo anno la replicazione del loro esame di Stato, come cristallizzati per sempre in una forma e in un ruolo, attori e al tempo stesso registi, vittime e carnefici di un rito antico come l’umanità.

Ciò che agli studenti resterà di queste giornate convulse sarà un bizzarro miscuglio di nostalgia per l’infanzia che finisce e di incuriosito entusiasmo per l’età adulta che si approssima. Così è stato per me; così sarà per i ragazzi che in questi giorni affrontano la loro “maturità”. L’esame di Stato, in fondo, è un viaggio che finisce e un viaggio che inizia. E allora tanto vale affrontarlo, con spirito d’avventura e saldo coraggio, sapendo che i mostri della nostra ansia sono generati soltanto da noi stessi, come suggerisce il grande Costantino Kavafis: “Quando ti metterai in viaggio per Itaca/ devi augurarti che la strada sia lunga,/ fertile in avventure e in esperienze./ I Lestrigoni e i Ciclopi/ o la furia di Nettuno non temere,/non sarà questo il genere di incontri/ se il pensiero resta alto e un sentimento/ fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. /In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,/ né nell’irato Nettuno incapperai/ se non li porti dentro/ se l’anima non te li mette contro".

E, dunque, buon esame ragazzi. E buona vita.
16/06/2013
Patrizia Nosengo - Liceo Scientifico Galilei - redazione@alessandrianews.it
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