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La psicologa risponde

Il miracolo che fa (ri)nascere

. Quante volte ognuno di noi nel corso della vita nasce o meglio rinasce? Si può rinascere dopo una depressione, dopo aver superato momenti di difficoltà, dopo aver elaborato un lutto. Una rinascita presuppone sempre una piccola morte, di parti di sé, di vecchie abitudini, di modi di pensare, di fare…
LA PSICOLOGA RISPONDE - Da una settimana siamo in Primavera, fra pochi giorni festeggeremo la Santa Pasqua ed è con essa che si contemplerà il mistero della Resurrezione di Cristo, di una rinascita.

Proprio sul termine ri-nascita, reale e interiore, vorrei riflettere con voi... Quante volte ognuno di noi nel corso della vita nasce o meglio rinasce? Si può rinascere dopo una depressione, dopo aver superato momenti di difficoltà, dopo aver elaborato un lutto. Una rinascita presuppone sempre una piccola morte, di parti di sé, di vecchie abitudini, di modi di pensare, di fare… riavvicinandosi al proprio sentire più autentico e liberando le emozioni represse. 
Anche la donna, giunta al termine della sua gravidanza, si accinge ad affrontare una separazione: madre e bambino non saranno più una sola cosa, ma durante il parto il piccolo viene alla luce, mentre la mamma lo dona al mondo. Questo processo non è privo di dolore, sia a livello fisico che interiore.
Allo stesso modo, può accadere che una persona possa sentirsi divisa, come in una forbice: da una parte intende seguire il suo istinto profondo, l’autorealizzazione, il suo sapere interiore, ma dall’altra risente l’influenza del gruppo sociale di appartenenza (famiglia, amici..) che non sempre approva o semplicemente comprende. Proprio come una donna che, in gravidanza, può istintivamente sentire cosa è buono per il suo bambino e allo stesso tempo entrare in contrasto con la “ragione” sociale e i suoi rappresentanti. Quando i valori sociali non sono in armonia con i valori profondi, femminili, e le scelte personali della futura mamma nasce un  conflitto interiore (per esempio: fare molti esami, ecografie, modificare le proprie abitudini tanto da sentirsi quasi una “malata” …).

Ad ogni modo, sia nella nascita interiore, sia nel mettere al mondo un bambino, è necessario che la persona possa proteggersi per aprirsi all’atto creativo della vita. Durante un’analisi personale alcune parti di sé si trasformano, altre ancora muoiono perché non più necessarie, alcuni schemi difensivi cadono. Proprio come per un parto, i tempi della rinascita interiore possono essere più o meno lunghi. La tendenza oggi è alla velocità. Così se un buon parto, specie se in ospedale, tende ad essere considerato veloce, anche in analisi la persona manifesta il desiderio di comprendere al più presto, di “guarire” il prima possibile. In realtà la nascita e la psicoterapia sono momenti molto delicati e magici pertanto richiedono tempo, pazienza, fiducia, coraggio, tanto calore, accoglienza, attenzione e sostegno per essere portati a termine con tranquillità. Non necessariamente devono essere veloci, anzi: il cercare di ottenere subito qualcosa che richiede tempo può aumentare il dolore, sia nel parto e che in un lavoro personale. Il parto avviene nel momento in cui il corpo della madre si apre per consentire al neonato di uscire. Non si tratta però solo di una “rottura” fisica ma anche, se siamo pronte a riconoscerla, emozionale. Sul piano emotivo qualcosa si rompe o si “destruttura”, per permettere il passaggio da “essere uno” ad “essere due”. 
Purtroppo i parti sono vissuti abitualmente dalle donne con scarsa consapevolezza dei propri poteri e limiti. Le nascite indotte, le anestesie, le analgesie di routine e la fretta del “sistema” di sbrigare rapidamente “la pratica”, non consentono alle donne di approfittare di questo momento così importante della vita sessuale per conoscere la loro vera struttura emozionale e ciò che è necessario rafforzare. Infatti la nascita avviene ugualmente, coscienti o meno, sveglie o addormentate, accompagnate o sole. Il parto è un’esperienza così impetuosa da richiedere preparazione emotiva, appoggio, compagnia, amore, comprensione e coraggio da parte della donna e di quelli che vogliono assisterla. Invece viene considerato come un atto puramente fisico e medico; un’equipe di professionisti coopera con l’unico scopo di tirar fuori un bambino fisicamente sano, utilizzando una serie di manipolazioni: l’anestesia, affinché la partoriente non sia d’ostacolo ai medici, sostanze diverse per programmare l’operazione ecc. Questa modalità è così radicata nella nostra società che le partorienti neppure si chiedono se siano state attrici del proprio parto o mere spettatrici, se sia stato un atto intimo, spontaneo, “animale”, oppure se abbiano fatto quello che gli altri si aspettavano da loro. In realtà la sofferenza psichica e lo stesso dolore fisico aumentano quando la donna si sente sola, non protetta, abbandonata, umiliata, quando sente che non sta facendo la cosa giusta per lei e per il suo bambino, quando non le viene permesso di lamentarsi, gridare, piangere. La maggioranza delle donne conserva i propri ricordi di sofferenza ma non ha consapevolezza del maltrattamento ricevuto.
Il corpo parla, il corpo ha memoria, quello che vivono insieme mamma e bambino lascia delle tracce in entrambi. I parti che ricevono poche attenzioni, così come le promesse irrealizzate, lasciano dei segni. Il sistema economico esige di velocizzare la nascita: quando un parto dura 24 ore o più è considerato quasi un insuccesso, un fallimento! Ogni parto è unico e merita di avere il suo tempo ma le mutue pagano molto poco medici e ostetriche che hanno in carico molte nascite al mese, con la conseguente scarsa disponibilità. Il mondo sarebbe un altro se potessimo accompagnare ogni partoriente nel suo processo personale, senza altra scienza che quella del cuore, essendo capaci, in caso di effettivo rischio, di valutare con serietà gli interventi assolutamente necessari per una buona nascita.
Allo stesso modo durante una psicoterapia avvengono delle nascite, dei piccoli parti, con travagli più o meno lunghi, più o meno dolorosi; a volte i farmaci possono essere indispensabili, ma anche qui di routine - o per anestetizzare o velocizzare - vi si ricorre troppo spesso. Poi l’esito non è quello sperato, desiderato. Si rischia di non comprendere la vera causa del malessere, di non arrivare nella profondità. C’è la fatica di essere in profondo contatto con se stessi, la paura dell’istintualità, dell’essenza e della verità, la difficoltà di liberarsi dai condizionamenti sociali e dai pregiudizi. Spesso durante una psicoterapia corporea possono emergere ricordi antichi, sedimentati nel corpo di traumi avvenuti alla nascita, di blocchi, totalmente inconsci, ma che possiamo portare con noi poi tutta la vita, e che senza che ce ne rendiamo conto ci condizionano. Sciogliere rivivendo emotivamente e consapevolmente la propria nascita significa veramente nascere di nuovo, accedere a tutto il proprio potenziale e alla bellezza della Vita. Ogni nascita, se rispettata, sostenuta, accompagnata con amore è un momento magico e indimenticabile di profonda bellezza, mistero, gioia e potere.

“La nascita non è mai sicura come la morte.

E’ questa la ragione per cui nascere non basta.
E’ per rinascere che siamo nati”

Pablo Neruda

..E con questi versi vi auguro Buona Pasqua
 
30/03/2013
Dott.ssa Angela Bruzzo - redazione@alessandrianews.it
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