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L'avvocato risponde

Indegnità a succedere

Chi è indegno a succedere e quali l'iter testamentario
L'AVVOCATO RISPONDE - E' indegno a succedere al defunto chi ha tenuto nei confronti di quest'ultimo una condotta per la quale non è ritenuto meritevole di essere chiamato all'eredità.
Il legislatore nel 1942 ha dedicato un capo intero alla disciplina dell'indegnità, infatti gli articoli 463 e seguenti del codice civile regolano sia le fattispecie di indegnità sia gli obblighi derivanti dall'accertamento dell'indegnità sia le modalità di riabilitazione.

Sono indegni a succedere:
  • chi uccide o tenta di uccidere la persona della cui eredità si tratta o anche il coniuge, discendete o ascendente della stessa;
  • chi ha commesso in danno delle suddette persone un fatto al quale la legge applichi le disposizioni sull'omicidio;
  • chi ha denunciato o testimoniato contro una delle suddette persone per un reato punibile con l'ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore ai tre anni se la denuncia fosse dichiarata calunniosa o la testimonianza falsa;
  • il genitore decaduto dalla potestà genitoriale sul figlio della cui successione si tratta;
  • chi ha utilizzato la violenza per far fare o revocare o impedire di fare testamento alla persona della cui successione si tratta;
  • chi ha soppresso, celato o alterato il testamento che avrebbe regolato la successione di cui si tratta;
  • chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto volontariamente uso.
Una volta accertata la causa e dichiarata la indegnità a succedere il soggetto indegno è escluso dalla successione e deve restituire anche tutti i frutti ottenuti dopo l'apertura della successione, inoltre se taluno è escluso dalla successione per indegnità e l'eredità sia devoluta ai di lui figli, l'indegno non avrà su detti beni i diritti di usufrutto o amministrazione che la legge riserva ai genitori nel caso di beni devoluti ai minori.
Il testatore può comunque riabilitare l'indegno, che è ammesso a succedere quando il defunto lo ha espressamente abilitato con un atto pubblico o un testamento. Il testatore, che al momento della redazione del testamento è a conoscenza dell'esistenza di una delle cause di indegnità, può riabilitare tacitamente l'indegno contemplandolo quale beneficiario nel testamento.
25/03/2013
Avv. Saverio Biscaldi - Studio Legale BZB - redazione@alessandrianews.it
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