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Provincia

Terremoti in aumento in provincia? E perchè?

Le recenti scosse di terremoto, che hanno interessato anche la provincia di Alessandria, portano a chiederci se si tratti di episodi casuali o se “qualcosa si sta muovendo” sotto i nostri piedi. Abbiamo girato la domanda al geologo e nostro collaboratore Davide Notti
PROVINCIA – Cinque scosse di terremoto in due giorni: il 21 novembre e il 22 novembre. Stesso epicentro: la zona tra Godiasco e Salice Terme, sul confine tra Lombardia e Piemonte. Non molto tempo prima, si erano registrati altri movimenti sempre sull'appenino, ma tra Liguria e Piemonte.
Tutti episodi, fortunatamente, senza conseguenze dannose a cose o persone, la cui massima intensità registrata è stata di 3.8 di magnitudo (quella del 22 novembre).
A molti è però sorta spontanea una domanda: cosa dobbiamo aspettarci? Le piccole scosse sono il preludio di un evento sismico di grandi proporzioni?
Abbiamo provato a girare la domanda al geologo Davide Notti, già nostro collaboratore: “La sequenza sismica che ha interessato l'Appennino Ligure-Alessandrino negli ultimi mesi rientra nella normale attività sismica dell'area”, assicura.
“Di solito gli eventi sismici non si presentano isolati e quando in una zona si attiva una faglia per un certo periodo di tempo è normale che avvengono terremoti in sequenza”, aggiunge. Da notare anche come "i terremonti di Salice Terme la scorsa settimana (molto più superficiali quindi più avvertiti a parità di intensità) sono collegati a quelli avvenuti in Val Borbera ad ottobre solo in modo piuttosto indiretto (distano > 30 km) , sono generati da faglie diverse ma fanno parte dello stesso distretto tettonico".
Si parla, dunque, dell'attivazione di una faglia. Più precisamente, “Nella zona si trova anche un lineamento tettonico chiamato Villarvernia -Varzi che dal punto di vista strutturale separa le Alpi dall'Appennino e che è fra i 'responsabili' dei terremoti della zona”.
Lo spiega anche il sito dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che registra costantemente i movimenti sotterranei e che ha registrato, ovviamente, anche quelli relativi alla nostra zona.
“Osservando la distribuzione dei terremoti storici riportati nel catalogo CPTI, si osserva un allineamento di epicentri lungo quella linea che in geologia è nota come Villavernia-Varzi, - si legge nel sito - un elemento strutturale di primo ordine che secondo molti autori rappresenta il limite tra l’Appennino Settentrionale e le Alpi. Di fatto coincide con la terminazione a nord dell’Appennino che, anche da un punto di vista della morfologia, sparisce al di sotto dei depositi della Pianura Padana”.
Ma se “qualcosa si muove”, sia che si tratti di una faglia che si un allineamento, dobbiamo aspettarci qualche evento catastrofico?
Gli esperti, sul punto, si affidano alla statistica e questa dice “no”, esclude in modo abbastanza deciso il verificarsi di un terremoto di grandi proporzioni:
"Dai dati, appare come l'area sia interessata periodicamente da terremoti di intensità generalmente debole (inferiori a 4 gradi magnitudo) come questi recenti, fino ad eventi più moderati, come quello del 2003. Prima ancora, occorre risalire al 1828 quando a Varzi si registrò un terremoto ai 5,7” - spiega Notti – Poi, man mano che si va indietro nel tempo le informazioni sono sempre meno precise,come dato di intensità e ubicazione perché derivate da testimonianze storiche non scientifiche. Solo dallo scorso secolo disponiamo di misure strumentali”.
Lo spiega anche il sito dell'Istituto nazionale: “Il numero di terremoti, la loro frequenza, la massima magnitudo degli eventi conosciuti o ipotizzabile in base alle (scarse) informazioni delle strutture sismogenetiche sono elaborati con un approccio probabilistico che indica quale sia lo scuotimento del suolo atteso con una probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni, ovvero con un periodo di ritorno di 475 anni.
Va rilevato inoltre come una “overdose” da informazioni, oggi disponibili sulla rete, può aver rafforzato l'idea che stia accadendo qualche cosa di “differente”, se non latro nel numero degli eventi registrati. “La rete sismica attuale permette di avere in tempo reale la distribuzione di terremoti anche molto deboli. (ogni giorno ce ne sono molti in Italia..basta vedere il sito ingv). Solo in epoca recente terremoti deboli come quelli di questo periodo riescono a far notizia grazie ad internet....ci sono ora anche applicazioni smartphone come "hai sentito il terremoto " dell'Ingv che permettono a tutti di segnalare come la scossa è stata avvertita”. Era meglio quando non si sapeva? La risposta a questa domanda la lasciamo i voi lettori.
Per chi desiderasse ulteriori approfondimenti il materia segnaliamo anche il sito di Arpa Piemonte che fa una dettagliata analisi del terremoto del 2003

E una serie di informazioni su quello che la storia ci riporta come l'evento più rilevante nella storia a noi nota: il terremoto del 1828.



25/11/2013
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