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La psicologa risponde

Uno spazio di comprensione in più sull'autismo

Anche in Italia la diffusione è in aumento e sembra riguardare un bambino ogni 120. Nella società dev’esservi spazio per questa diversità. Occorre migliorare l’inclusione sociale anche fornendo una preparazione specifica agli insegnanti
LA PSICOLOGA RISPONDE - I disturbi dello spettro autistico si riferiscono a forme di neurodiversità che rendono difficile il percorso abilitativo. Pensare all’autonomia realizzabile, però, non è impossibile. Si chiamano disturbi dello spettro autistico e sono disordini pervasivi dello sviluppo che riguardano persone con difficoltà nei comportamenti sociali e quotidiani e nella sfera dell’affettività. Il Center for Disease Control ha rilevato che le persone con autismo sono in aumento e che nelle scuole degli Usa un bambino su 50 presenta sintomi della sindrome. Anche in Italia la diffusione è in aumento e sembra riguardare un bambino ogni 120. Nella società, pertanto, dev’esservi spazio per questa diversità. Come rapportarsi, però, con la “neurodiversità”? È necessario in primo luogo provare a capire l’autismo, non soffermandosi sui problemi comportamentali ma cercando di comprenderne l’origine. Il loro cervello, infatti, lavora diversamente rispetto a quello delle persone neurotipiche. Le persone con autismo faticano a concentrarsi sulle cose fondamentali, a distinguere ciò che è importante da ciò che non lo è, non riescono a cogliere quanto altri comprendono istintivamente e hanno difficoltà con tutto ciò che è simbolico. Per loro sono complesse le relazioni sociali, la lettura delle espressioni facciali e dei sentimenti; si concentrano sui dettagli e non concettualizzano, procedendo con associazioni anomale e con significati privati. Occorre perciò insegnare loro quelli condivisi, per favorire lo sviluppo dell’autonomia. questo però non basta: la vera sfida è comprendere che ognuno ha diritto al proprio spazio, indipendentemente dal suo modo di esistenza.

Occorre quindi migliorare l’inclusione sociale, individuando un’azione educativa e riabilitativa, impegnando competenze adeguate e fornendo una preparazione specifica agli insegnanti, in direzione di percorsi abilitativi e di avviamento al lavoro. Tutto questo, però, non c’è ancora nella scuola italiana. Franco Antonello, autore dell’ormai famoso libro Se ti abbraccio non aver paura e padre di Andrea, racconta che suo figlio a scuola ha incontrato amicizia e aiuto da parte degli insegnanti ma che la maggior parte dei docenti non è preparata. La scuola tuttavia, è ancora oggi il primo luogo di socializzazione e ha un ruolo centrale nel percorso educativo della persona, in direzione del suo progetto di vita. Non può perciò esimersi dall’individuare percorsi che consentano agli allievi con autismo di sviluppare autonomia. Come può farlo, però, se il personale impegnato nella presa in carico non ha un formazione adeguata? Molte delle famiglie coinvolte affermano che l’intervento più efficace sia l'analisi applicata al comportamento (Aba) e auspicano la formazione capillare di terapisti specializzati in grado di fornire supporto anche alle scuole. Una tale collaborazione potrebbe consentire percorsi scolastici più funzionali e, in generale, un progetto educativo condiviso. Al momento, però, si segnalano costi proibitivi, in alcuni casi, difficoltà nel reperire i terapisti. Pertanto, riteniamo improbabile che ciò possa realizzarsi a breve ma di fatto non si deve perdere il valore funzionale di questo obiettivo.


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27/04/2013
Dott.ssa Angela Bruzzo - redazione@alessandrianews.it
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