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Ciclismo

Ad un corridore della Reggio Emilia-Tortona il 'Premio Marco Giorcelli'

Per quasi vent’anni direttore del periodico “Il Monferrato” e fiero figlio della sua terra, Marco è morto 5 anni fa, il 15 marzo 2012, di mesotelioma. Gli organizzatori del Giro d’Italia hanno accolto la proposta della famiglia del giornalista: un campione della Corsa Rosa che avrà dimostrato impegno e correttezza verrà premiato all'arrivo della tappa di Tortona
CASALE MONFERRATO - Un premio non per la performance, ma per l’energia dell’onestà, non tanto alla memoria, quanto “alla passione per la vita, vissuta per bene”: questo il senso della prima consegna del Premio “Marco Giorcelli - la Passione dell’Onestà”, che avverrà a Tortona, all’arrivo di tappa del Giro d’Italia di venerdì 19. 

In occasione della centesima edizione del Giro e nel quinto anno dalla morte prematura di Marco Giorcelli, già direttore di giornale e anche - a suo tempo - collaboratore della Gazzetta dello Sport , oltre che grandissimo appassionato di ciclismo, ecco un premio intitolato a lui e che sancisce non tanto primati agonistici quanto, piuttosto, valori di eticità, correttezza, impegno e onestà sportiva di un atleta: quelli che sono stati il tratto distintivo del giornalista piemontese.

Per quasi vent’anni direttore del periodico “Il Monferrato” e fiero figlio della sua terra, Marco è morto 5 anni fa, il 15 marzo 2012, di mesotelioma: aveva 51 anni. Era giornalista, ma anche uno sportivo. E cronista sportivo: fin da quando aveva 18 anni, presso Il Monferrato, il giornale che poi ha diretto e, come corrispondente per anni, da Casale, della Gazzetta dello Sport. Tifoso della Juve, il suo primo amore (a quattro anni scrisse la prima parola in stampatello: “Sivori”), innamorato della maglia nerostellata del Casale Calcio (che vinse uno scudetto nel 1913-1914) e felice, nel tempo libero, di macinare chilometri in bicicletta su una Bianchi color celeste. Marco non ha mai maneggiato l’amianto e neppure ha avuto famigliari che lavorassero all’Eternit; il padre era maestro, la madre casalinga. E, tuttavia, anche lui – come la moglie, giornalista de La Stampa, in trincea per decenni nella battaglia contro l’amianto – ha dovuto soccombere dopo quattordici mesi difficili e penosi di malattia: alla sua memoria di giornalista è stata intitolata la sala di lettura nella Biblioteca Civica di Casale. 

Gli organizzatori del Giro d’Italia hanno dunque accolto la proposta della famiglia del giornalista, di premiare un campione della Corsa Rosa che avrà dimostrato impegno, lealtà, tenacia e correttezza al termine della tappa con arrivo a Tortona, proprio sulla terra battuta dalle ruote dei Campionissimi Coppi e Girardengo e che lui stesso con passione ha pedalato nel tempo libero. Un dono a Marco, non retorico, non elegiaco, non apologetico, ma carico di positività e energia e un rimarcare, al di là delle performance agonistiche e della lotta per il traguardo, quei valori di solidarietà di cui è impregnata tutta la storia del Giro d’Italia di questi 100 anni davvero gloriosi. 

La targa, che sarà consegnata dai familiari, riporta il logo creato dalla grafica e artista Elena Doria, una sorta di marchio simbolico che riassume il carattere di Marco e che declina il concetto della passione dell’onestà, parole “appoggiate” a una sorta di farfalla stilizzata, a evocare un vezzo imprescindibile di Marco, che non portava mai la cravatta, ma il papillon. Quel papillon è simbolo della sua profonda libertà di pensiero, oltre che richiamare le ruote della bicicletta che amava.

Questa la motivazione che verrà letta, in occasione della premiazione dell’atleta che avrà conquistato questo premio Speciale durante la tappa del Giro con arrivo a Tortona:
Marco Giorcelli è stato un giornalista. Per passione. Figlio autentico della sua terra. Con fierezza. Ha amato ogni sport e competizione, disputata con onestà. E’ stato un vero appassionato di ciclismo. Perché lo ha seguito e lo ha pedalato rispettando il Suo grande campione: Fausto Coppi. Ha pedalato con amore sulla sua Bianchi. E ha scritto. Di sport. Ascoltando i racconti della gente, con disponibilità. Ne ha condiviso le confidenze, con rispetto. Ha dato voce ai bisogni, con animo solidale. Si è schierato, con coraggio e fermezza. Con ironia, disinvoltura e passione ha indossato il papillon, che evoca, nella trasposizione grafica, le ruote della bicicletta, spinte, con convinzione e perseveranza, tra i quadrati della sua pianura e le curve delle sue colline, verso l’infinito. Passione, lealtà, onestà, determinazione, impegno, rispetto, coraggio, ironia: questo marchio valoriale, applicato al lavoro, allo sport, allo studio, all’ingegno coniugato con la solidarietà e la sensibilità sociale, sarà, di volta in volta, simbolo e garanzia di una “cosa” fatta per bene. Con la passione dell’onestà, appunto.
12/05/2017
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