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Cronaca

"Francesco non stava bene e Lara voleva stargli accanto"

Una perizia stabilirà se Lara Bombonati, accusata di terrorismo, era in grado di intendere e di volere, accogliendo la richiesta avanzata dalla difesa all'inizio del procedimento. La decisione della Corte d'Assise arriva dopo la testimonianza della suocera. In aula Lara dice: "sento la necessità di parlare con Francesco"
CRONACA -  Un perito nominato dal tribunale di Alessandria valuterà se Lara Bombonati (foto in basso a destra), la giovane di 26 anni di Garbagna, accusata associazione con finalità di terrorismo, è in grado di intendere e di volere. La disposizione della Corte d'Assise accoglie la richiesta, avanzata ad inizio del procedimento, dalla difesa, assunta dall'avvocato Lorenzo Repetti, sulla quale il giudice si era riservato di valutare.
La riserva è quindi stata sciolta ieri, al termine della deposizione come testimone della suocera di Lara, madre di Francesco Cascio.
La donna ha raccontato di quel figlio che aveva attraversato momenti di difficoltà, fino a portarlo a compiere atti di auto lesionismo. Aveva poi abbracciato la fede musulmana, fede condivisa anche da Lara. Francesco, che aveva assunto il nome di Muhammad, era però un "animo inquieto, impulsivo. Era alla ricerca di un mondo migliore", racconta la madre. Sperava di trovarlo, forse, nell'Islam. "Era una scelta consapevole, aveva letto la Bibbia e il Corano. Diceva che voleva andare a Medina o alla Mecca, per trovare un posto migliore, dove professare la religione". E Lara voleva stargli accanto, "anche se lui non stava bene". L'ultima volta che la madre lo vide in Turchia nel settembre 2016, ha raccontato in aula, "avevo colto quei segnali che conoscevo, che indicavano che lui non stesse bene. Avevo detto a Lara di tornare in Italia con noi, le avrei preso io il biglietto, ma lei ha detto no, perchè era sua moglie". 

I contatti tra la coppia e la famiglia di lui sembra fossero frequenti, "via messaggio o whatapp". Ma ad un certo punto si interrompono per qualche giorno. La madre si preoccupa e sporge denuncia. Va il padre di Francesco a presentarla e altrettanto da la sorella di Lara, Valentina, a Tortona. Da lì partono le indagini della Digos di Alessandria. Ma subito dopo la denuncia la coppia riprende i contatti: "Disse che stava bene, che avevano avuto problemi con internet". Lara contatterà nuovamente la suocera dalla Turchia, dove era stata fermata, al rientro dalla Siria, con un passaporto falso. "Non mi disse dove era di preciso". 
Dopo poco la ragazza sarebbe tornata in Italia, senza Francesco.  
Incalzata dalle domande del presidente della Corte, la donna cerca di ricostruire queli giorni, dopo il ritorno di Lara: conferma che fu la ragazza a dirle che il figlio era morto. Non subito, un mese dopo il ritorno. "Mi disse che lo aveva saputo da una persona di fiducia. Ho provato a chiederle cosa era successo, ma Lara scoppiava in lacrime, aveva crisi di panico. Avevo la percezione che fosse accaduto qualcosa di brutto. Io la abbracciavo e le dicevo che non le avrei più chiesto nulla". 
Lara sembra anche se si sentisse in colpa per la morte del marito, alla quale era profondamente legata. Anche se la suocera cercava di rassicurarla. "Lui era così, inquieto, ma non violento. Sono bravi ragazzi". 
Anche Lara, per la prima volta, in aula prende la parola per una breve dichiarazione spontanea. "Ancora adesso sento la necessità di parlare con Francesco, come abbiamo fatto per sette anni", dice con voce flebile. La ragazza, come le aveva suggerito la psicologa del carcere, dove l'imputata è rinchiusa da giugno 2017, ha scritto delle lettere rivolte in modo immaginario al marito, confluite negli atti del processo. Gli inquirenti avevano letto in quelle frasi una manifestazione della ragazza di compiere un gesto anticonservativo. Lara ha voluto spiegare che si trattava, invece, di una sorta di diario.

Potrebbe essere acoltata alla prossima udienza, fissata l'11 marzo. In quella data anche il perito nominato dal tribunale riferirà l'esito dell'esame.
27/02/2019
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