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Alessandria

L'eredità di Iolanda Romano: "lascio una situazione tranquilla. Avrei voluto fare di più per il lavoro"

Il saluto del commissario per il Terzo Valico Iolanda Romano durante l'incontro pubblico per presentare i lavori dell'Osservatorio Ambientale: "lascio una struttura unica, la situazione è tranquilla, ora tocca a chi verrà dopo"
ALESSANDRIA – Il pallino verde indica uno stato di “normalità”, ossia assenza di particelle d'amianto nell'aria. La stellina blu, però, indica la presenza di rocce verdi e quindi, potenzialmente contenenti amianto. E' il linguaggio utilizzato nel sito dell'Osservatorio Ambientale del Terzo Valico, che ha presentato ieri al pubblico un anno di attività dal suo insediamento, nel settembre del 2017. E' stata anche l'occasione per il commissario di Governo Iolanda Romano per salutare collaboratori ed istituzioni. Dal 9 dicembre lascerà infatti l'incarico affidatole nel dicembre 2015 dall'allora governo (in carica era Matteo Renzi). “A quasi tre anni di distanza grazie anche al lavoro di questa struttura è stato costruito un importante patrimonio pubblico di conoscenza del territorio attraversato dal Terzo Valico e delle sue problematiche, di competenze, di strumenti informativi sull’opera e di lavoro. Se il cantiere del Terzo Valico continuerà, questo patrimonio potrà essere utile anche dopo il 9 dicembre a chi avrà il compito di accompagnarne la realizzazione”, dice Romano. Ringrazia e sottolinea la professionalità dei componenti dell'Osservatorio Ambientale, Arpa, Asl, Provincia, Ministero dell'Ambiente, dall'Istituto superiore di sanità, Cociv, Rfi e i sindaci (“abbiamo costruito qualcosa di unico, di mai visto in nessuna altra grande opera”, dice).
Ricorda uno di quelli che considera uno dei più bei risultati: l'approvazione e l'applicazione del protocollo amianto, molto più restrittivo rispetto alle norme attualmente in vigore in Italia. Il protocollo è attualmente adottato in tutti i cantieri, dal Genova a Tortona. “Non solo nei cantieri di scavo – precisa il presidente Claudio Coffano – ma anche in quelli cosiddetti 'a cielo aperto', legati ad esempio all'adeguamento delle strade, come per la galleria Crenna”.
Di sforamenti, assicurano da Arpa e Arpal, se ne sono registrati su roccia solo a Cravasco, dove il cantiere è stato fermato. Era stata trovata “pietra verde” e i valori dei campioni prelevati erano risultati superiori a 1000 milligrammi per chilo di roccia: “E' stato l'unico caso – assicurano i tecnici – e ci ha consentito di mettere in campo una metodologia oggi riconosciuta a livello internazionale” (sarebbe arrivato a Cociv un riconoscimento dalla Cina per la metodoligia utilizzata, è stato detto tra le righe dell'incontro).
“Non una sola fibra è stata aeodispersa”, assicurano da Arpal, l'agenzia di controllo ambientale ligure. Rocce controllate, terre scavate, pure, anche aria e acqua, secondo i dati proiettati nella sala del Marego Museum, dove era organizzato l'incontro pubblico. C'erano soprattutto amministratori e qualche cittadino interessato alle sorti dell'ambiente.
Ha insistito sul punto della metodologia applicata l'ex assessore alessandrino Claudio Lombardi. “Si applica il protocollo amianto totale, anche se la legge non lo prevederebbe”. Rfi e Cociv lo hanno accettato, ed ora è pressi, se non ancora legge, ribadiscono.
Il direttore di Arpa Alessandria, Alberto Maffiotti, spiega invece come avvengono i controlli sui tensioattivi (schiumogeni) utilizzati per le trivelle. Anche in questo caso, non vi erano precedenti. L'Osservatorio ha creato una sua “regola” testando le sostanze e i tempi di inertizzazione su lombrichi, semi di cetrioli e crostacei di fiume. Ma chi controlla che nelle discariche non arrivino anche altri camion carichi di rifiuti? chiede Tino Balduzzi? “I siti sono videosorvegliati e i camion sono tracciati con gps”, risponde Coffano. Si parla ancora di controlli sull'acqua e sull'aria.

Poi il commissario Iolanda Romana prende la parola per un saluto e un ringraziamento finale.

Prima di lasciare l'incarico è riuscita a firmare insieme agli undici comuni la convenzione con Rifi per la prima fase del progetto di sviluppo, che prevede il finanziamento di opere per un milione di euro per ogni comune. Non è riuscita, però, a fare mettere d'accordo tutti su un progetto unico di sviluppo che valeva 49 milioni: “è un compito che lascio in eredità a chi mi succederà”, dice.
Ha un rimpianto, ammette: “Avrei voluto fare di più sul piano del lavoro, vedere applicati i protocolli firmati”, il riferimento è quello per l'assunzione di manodopera locale. Ma del resto, “la mia giurisdizione non arrivava fino a quel campo”.
27/11/2018
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