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Cronaca

Maltrattamenti e violazione delle norme sull'immigrazione, condannati i due imprenditori di Castelnuovo

Hanno scelto di patteggiare la pena i due imprenditori agricoli di Castelnuovo e l'impiegata: erano accusati di maltrattamenti e di violazione delle norme sull'immigrazione. Le parti offese sono una quarantina di braccianti che, fino al 2012, avevano lavorato in condizioni durissime
CRONACA – Hanno patteggiato la pena di 1 anno e 7 mesi di reclusione gli imprenditori Bruno Piero Lazzaro e Mauro Lazzaro, rispettivamente titolare e gestore di una azienda agricola a Castelnuovo Scrivia per maltrattamenti e per violazione delle norme sull'immigrazione. Condannata a 1 anno e 3 mesi anche l'impiegata, Iliana Battistuta per i soli maltrattamenti, reato nel quale è stato ricompresa anche quello di estorsione. 
Per i difensori delle parti offese, una quarantina di braccianti che, fino al 2012, hanno lavorato nell'azienda agicola sotto condizioni durissime, è una vittoria a metà. "E' stato riconosciuto quel tipo di comportamento come reato", dicono gli avvocati dell'associazione Presidio Permanente di Castelnuovo Lorenzo Trucco e Giancluca Vitale che ora valuteranno se intentare una causa civile per ottenere anche un risarcomento del danno ai maltrattamenti subiti. La condanna arriva dopo sei anni dai fatti. 

Venivano pagati trecento, massimo quattrocento euro al mese per dieci ore di lavoro al giorno, dalle 6 alle 22, senza possibilità di allontanarsi dal luogo di lavoro. Era concessa un'ora di pausa pranzo, ma non avevano a disposizione un luogo riparato dove consumare il pasto, che si portavano da casa, non c'erano neppure i servizi igienici. "Se non ti va bene, non ti rinnovo il contratto di lavoro e non potrai ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno" era la risposta alle rimostranze. In alcuni casi, era richiesto ai lavoratori di pagare il datore, dai 3 mila ai 2,500 euro, per poter ottenere il rinnovo del contratto.

Si è conclusa ieri, con un patteggiamento davanti al giudice per l'udienza preliminare, una delle pagine giudiziarie della vicenda dell'azienda Lazzaro trentanove braccianti extracomunitari, per lo più di nazionalità marocchina, alcuni non in regola con il permesso di soggiorno, erano utilizzati come braccianti. 
Dagli atti risulterebbe anche come i datori si rivolgessero loro con termini come "fannullone, serpente, asino". 
Nel giugno del 2012 i braccianti si fermarono, per chiedere il pagamento dei compensi arretrati e per chiedere migliori condizioni. La protesta si trasformò in un presidio e, a fianco dei lavoratori, scesero in strada anche i sindacati e i movimenti a difesa dei diritti umani. Resistettero per diversi giorni e, per tutta risposta, alcuni vennero licenziati. Del caso ne parlarono anche tv e media nazionali, mettendo a nudo una realtà forse inimmaginabile in una provincia del nord Italia. 
La vicenda ha avuto, quindi, strascichi legali su più fronti. Da una parte i braccianti che, assistiti dall'associazione Presidio Permanente di Castelnuovo, sono parte offesa nel processo penale a carico dei Lazzaro, che si è discusso ieri. Dall'altra gli stessi Lazzaro hanno trascinato il tribunale i braccianti e un membro dell'associazione per occupazione e minacce (la prossima udienza sarà il prossimo luglio). Ci sono poi le cause davanti al giudice del lavoro.
Ieri, davanti al Gup, gli imputati hanno chiesto di poter patteggiare la pena. La condanna inflitta dal giudice Belgrano è stata di 1 anno e sette mesi per Bruno e Mauro Lazzaro, difesi dagli avvocati Stefano Bagnera e Giuseppe Romano e di 1 anno e tre mesi per l'impiegata, assistita dall'avvocato Massimiliano Borsalino.
La difesa dei 39 braccianti, con gli avvocati Lorenzo Trucco e Gianluca Vitale, valuterà se portare avanti una causa civile per ottenere il risarcimento del danno morale, diverso dalle cause di lavoro per l'ottenimento dei compensi dovuti che, secondo l'associazione Presidio Permanente ammontano a 274.303 euro. In primo grado gli imprenditori vennero assolti, in appello la Corte ribaltò la situazione, "Ma, a distanza di un anno dalle sentenze - dicono dall'associazione - non è ancora stato pagato nulla ai lavoratori".
“La condanna penale arriva a distanza di tempo (quasi 6 anni, ndr) e non dà possibilità alla parte offesa di ottenere ristoro. Per questo valuteremo se proseguire civilmente. Va tuttavia sottolineato – dicono Trucco e Vitale – che viene condannato come reato quel tipo di atteggiamento nei confronti del braccianti”.
(nella foto immagine di repertorio)
3/05/2018
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