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Bosio

Benedicta, 1,5 milioni per l'ecomostro che fa disperare gli amministratori locali

Più di 1,5 milioni di euro di soldi pubblici. Un edificio finito solo per metà. Un cantiere che si è già guadagnato l'epiteto di ecomostro. Una vicenda che si trascina da 12 anni. Cosa sta succedendo alla Benedicta?
BOSIO – Più di 1,5 milioni di euro di soldi pubblici. Un edificio finito solo per metà che nessuno vuole. Un cantiere – aperto all’interno di un parco naturale – che si è già guadagnato l’epiteto di ecomostro. Una vicenda che si trascina da 12 anni e che è ancora ben distante dall’essere conclusa. Paiono esserci tutti gli ingredienti della classica ricetta dello “spreco all’italiana”. Soprattutto se consideriamo che stiamo parlando della Benedicta, luogo simbolo della storia del basso Piemonte.

Lì, dove un tempo sorgeva un monastero benedettino poi trasformato in cascina, lungo la strada che da Bosio e da Voltaggio porta alle Capanne di Marcarolo, nell’aprile del 1944 centinaia di giovani furono uccisi in combattimento dalle truppe nazifasciste, fucilati sul posto o avviati ai campi di sterminio tedeschi. Alla Benedicta doveva (dovrebbe) sorgere un “centro di documentazione” sulla storia della Resistenza: un museo dedicato alla lotta di Liberazione. Sulla carta. Perché di fatto oggi c’è solamente uno scheletro di cemento e mattoni.

Tutto comincia oltre 12 anni fa: Mercedes Bresso è da poco diventata governatore del Piemonte e con la legge regionale n. 1 del 2006 viene istituito il centro di documentazione. Un atto di grande valore simbolico – primo firmatario l’attuale sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere e all’epoca consigliere regionale – a cui segue uno stanziamento di 750 mila euro per iniziare i lavori. Ad aggiudicarseli è un’impresa edile genovese, con un ribasso d’asta di 200 mila euro. In fase di costruzione emerge un imprevisto, è necessario palificare l’area per evitare smottamenti. Si sfora il budget, finiscono i soldi, l’impresa fallisce. Il cantiere rimane lì, non viene finita nemmeno la copertura. Poi arriva un altro stanziamento, un’altra ditta. I lavori riprendono e se non altro lo “scheletro” del centro di documentazione è terminato.

Poi ancora altri anni di stop. Nel 2017 si è ricominciato a parlare della Benedicta e del suo cantiere incompiuto. Per terminare i lavori – ci sono da fare tutti gli interni, gli arredi, gli impianti… – sono stati stanziati altri 750 mila euro, di cui 500 mila dalla Regione e 250 mila dalla Provincia. Ma finire l’opera è solo uno dei problemi: dopo il completamento si aprirà il problema della gestione. Che è la vera patata bollente: chi si accollerà le spese legate alla gestione ordinaria e alla manutenzione? A chi toccherà pagare le bollette? Chi lo terrà aperto? E chi andrà a visitarlo, visto che la struttura della Benedicta, se e quando sarà finita, sarà lontana decine di chilometri dai grandi centri abitati e raggiungibile solo attraverso una strada tortuosa e poco adatta ai pullman?

Gli amministratori locali più volte hanno puntato il dito contro il progetto, poi ha prevalso la ragion di Stato: c’è il timore che, se la struttura venisse lasciata incompiuta, la Corte dei Conti chieda i danni ai vertici politici delle istituzioni. Così alla fine quasi tutti hanno firmato la convenzione sul completamento e sulla gestione del centro di documentazione: la Regione, la Provincia, il Comune di Bosio, il Sistema bibliotecario novese, l’Unione montana Tobbio-Colma.

Manca solo l’ok del Parco delle Capanne di Marcarolo (o più correttamente, come si dovrebbe dire in linguaggio burocratico, dell’Ente di gestione delle aree protette dell’Appennino piemontese). «Il benestare del Parco manca perché non c’è accordo sulla prosecuzione dei lavori di completamento e sulla gestione conseguente del centro di documentazione – spiega il presidente Dino Bianchi – Il benestare del Parco manca oggi e mancherà domani. Non siamo favorevoli alla prosecuzione dei lavori e non firmeremo la convenzione».

La lista di chi si oppone non si limita a Bianchi: non ha mai smesso di farlo l’ex presidente del Parco Gianni Repetto, così come il consigliere Mario Bavastro. Legambiente – tramite il circolo Vallemme – ha chiesto copia dei progetti: il Comune di Bosio ha un po’ nicchiato e li ha consegnati dopo l’invito del prefetto. Ora i tecnici dell’associazione ambientalista stanno vagliando il progetto.

Il servizio completo sul Novese in edicola fino a mercoledì 1° agosto.
30/07/2018
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